STRATEGIE PER GESTIRE IL DISTURBO OPPOSITIVO PROVOCATORIO A SCUOLA

Nel Disturbo Oppositivo Provocatorio i bambini mostrano un pattern comportamentale di irritabilità, ostilità, oppositività e sfida, persistente e inappropriato all’età, tale sindrome è una variabile dell’ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder).

 

Il DOP è definito da due differenti ordini di problematiche:

  • L’aggressività  
  • La tendenza ad infastidire e irritare gli altri (Chandler)

 

Le caratteristiche dei  bambini con Disturbo Oppositivo Povocatorio sono: 

  • sfidano apertamente o si rifiutano di seguire le indicazioni, le regole, le richieste degli adulti;
  • perdono ripetutamente le staffe;
  • mettendo alla prova le figure di autorità dunque anche quelle degli insegnanti;
  • non si assumono la responsabilità delle loro azioni; 
  • incolpando gli altri;
  • si infastidiscono facilmente e ripetutamente infastidendo gli altri;  
  • sono ostinati, spesso arrabbiati e risentiti, rancorosi e vendicativi.

 STRATEGIE PER GESTIRE IL DISTURBO OPPOSITIVO PROVOCATORIO A SCUOLA
Per le strategie più efficaci per trattare il disturbo oppositivo provocatorio ti rimando a questo articolo in cui ne abbiamo parlato BAMBINI DISATTENTI, IPERATTIVI E IMPULSIVI: LE 3 STRATEGIE PIÙ EFFICACI. In questo articolo invece vediamo specificatamente l’intervento in classe.

Perché la diagnosi è difficile?

Il comportamento sfidante è tipico nel normale sviluppo di un bambino e può inoltre essere espressione di rabbia, stanchezza o di un turbamento di qualche natura…

 

Come fare la diagnosi?

  • Interviste con i genitori e il bambino, sia insieme che separatamente, sono indispensabili per analizzare la storia dei comportamenti e valutare tutte le possibili condizioni in comorbilità.
  • Intervista agli insegnanti.
  • Esaminare i quaderni scolastici per valutare eventuali disturbi dell’apprendimento associati Visita neurologica.
  • Storia psico-sociale del nucleo familiare.
  • Assessment delle abilità di comportamento, intellettive ed emotive.

STRATEGIE PER GESTIRE IL DISTURBO OPPOSITIVO PROVOCATORIO A SCUOLA

Disturbo oppositivo provocatorio intervento in classe 2 cose da non fare. 

1. Innanzi tutto è insensato dire a un bambino con una diagnosi medica di “essere bravo”!! Pensate al vostro dottore se, quando state male, vi dicesse “Migliorate!”

2. Sgridare, scrivere il nome o una nota sono efficaci per reprimere nell’immediato il comportamento scorretto ma alla lunga provocano disastri!

A tal proposito leggi anche: STRATEGIE DIDATTICHE PER BAMBINI CON DDAI.

 

Cosa sente un bambino con Disturbo oppositivo provocatorio?

  • Che non ce la fanno
  • Che non riescono
  • Hanno un basso concetto di sé in relazione alla scuola
  • Hanno poca o nessuna speranza di trovare successo a scuola
  • Fanno gruppo con, e sono rinforzati da, studenti simili a loro
  • si vedono come perdenti e hanno smesso di guadagnare accettazione in maniere normali (meglio essere riconosciuti come coloro che creano problemi piuttosto che essere visti come stupidi!)

 

1. Strategie per gli insegnanti Primo Step.

Cambiare atteggiamento mentale:

– Non pensare a “problemi di comportamento” o “cattivi comportamenti”….

– Quando si pronunciano queste parole si forma nella mente una determinata percezione del bambino: BAMBINO CATTIVO – BAMBINO PROBLEMATICO

– Il bambino è OK. E’ solo il suo comportamento che si desidera cambiare. Quindi esso è il bersaglio!

– Liberarsi di alcune espressioni verbali: Non….. No! Smetti di…. Basta…..

2. Strategie per gli insegnanti Secondo Step.

Programma Multimodale 

  • Modificazione degli antecedenti Attenzione a:

– Ora del giorno.

– Giorno della settimana.

– Contesto, ambiente, materia, certi coetanei attorno, certi adulti attorno etc.

  • Insegnare comportamenti sostitutivi:

– Il bambino ha bisogno che gli sia insegnato ad esprimere la rabbia e la frustrazione in maniera socialmente appropriata.

– Non possiamo solo dir loro di essere “bravi”, dobbiamo fornir loro tecniche che li aiutino a comportarsi in maniera differente.

STRATEGIE PER GESTIRE IL DISTURBO OPPOSITIVO PROVOCATORIO A SCUOLA
STRATEGIE PER GESTIRE IL DISTURBO OPPOSITIVO PROVOCATORIO A SCUOLA

 

Suggerimenti per gli insegnanti per gestire il bambino con disturbo oppositivo provocatorio.

(Barkley and Benton 1998) (Wenning 1999)

  • Non reagire, ma agire. Se si reagisce si darà all’alunno esattamente ciò che desidera.
  • Tenere a mente le battaglie che uno studente con ODD porta avanti ogni giorno e permettersi di ignorare alcuni dei comportamenti meno severi.
  • Agire, non discutere. Azioni tempestive funzionano meglio che tentare di ragionare con uno studente con ODD. Può facilmente divenire polemico.
  • Fare affermazioni non domande. Se si chiede a uno studente con ODD di fare qualcosa probabilmente non lo farà.
  • Porre chiare regole ed appropriate conseguenze.

STRATEGIE PER GESTIRE IL DISTURBO OPPOSITIVO PROVOCATORIO A SCUOLA
Interventi moderati:

  • Lavorare assieme alla famiglia per aiutare il bambino.
  • Aiutare lo studente a fissarsi un obiettivo ogni giorno e a monitorarne il successo.
  • Utilizza comportamenti che diminuiscono le lotte di potere (privato, ascolto, semplici direttive, brevità, etc…).
  • Prendersi del tempo per stemperare le emozioni quando l’atmosfera si scalda, con frasi del tipo “Ho bisogno di un pò di tempo per pensare al tuo punto di vista”.
  • Trovare un’area di interesse dello studente o in cui è esperto e chiedergli aiuto in essa.
  • Mandare lo studente a fare una commissione se si anticipa un comportamento resistente.
  • Empatizzare con il vissuto dello studente. Es. “vedo che questa cosa è molto importante per te”.
  • Permettersi di usare a volte un approccio di “No-Confidence”, con frasi del tipo: “Penso che non sei ancora pronto per fare questo”. Probabilmente lo studente con DOP cercherà di provarvi il contrario.


Interventi più intensivi:

  • Infuturazione (proiettarsi nel futuro): lo studente prova ad immaginare nel futuro un momento in cui potrebbe trovarsi in difficoltà.
  • Permettere allo studente di porsi la domanda: “Che conseguenze ha avuto la mia rabbia?
  • Calendario del Vulcano”: usare delle illustrazioni per aiutare lo studente a monitorare la frequenza e intensità dei suoi attacchi di rabbia.
  • Creare distrazioni: pensare a momenti felici o divertenti e farli ricordare allo studente.
  • Avere abbastanza fiducia nello studente per chiedere il suo aiuto con alcuni compagni.

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Ricapitolando:

  • Un bambino con DOP ha bisogni identici a quelli degli altri studenti.
  • Rimanere calmi e non arrabbiarsi con il bambino DOP
  • Non “prenderla sul personale” Ricordarsi che piccoli successi sono qualcosa di cui andare molto orgogliosi.
  • Nel bambino con disturbo oppositivo provocatorio ci sono cose che funzionano, e che si ha solo bisogno di tempo per farle emergere.

    Bibliografia

Asuni, F., De Meo, T. e Vio, C. (2003). Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività. Il caso di un bambino di quarta elementare. Psicologia e Scuola, 113, 16-27.

Cornoldi C., Gardinale M., Masi A. & Pettenò L. (1996), Impulsività e autocontrollo. Trento: Erickson.

Fiorenza, Andrea, Nardone, Giorgio, 1995 , L’intervento strategico nei contesti educativi , Giuffrè, Milano.

Cornoldi C., De Meo T., Offredi F. & Vio C. (2001). Iperattività e autoregolazione cognitiva. Trento: Erickson.

Vio C., Marzocchi G.M. & Offredi F. (1999). Il bambino con deficit di attenzione/iperattività. Trento: Erickson.

Di Pietro M., Bassi E. & Filoramo G. (2001). L ’ alunno iperattivo in classe.Trento: Erickson.

Barkley, (ed. it. Chiarenza) Bambini provocatori , Manuale clinico per valutazione e parent training . Ars Medica editore 2007

Zuddas A., Ancilletta B., Cavolina P. Che cos’è l’ADHD? Manuale minimo per genitori ed insegnanti . Arti Grafiche Pisano, Cagliari 2000

Articolo di Dott.ssa Arabella DI Ruocco NPIA – ASL NA3Sud DS57

 

RISORSE CONSIGLIATE PER TEADHD STRATEGIE DIDATTICHE: COSA NON DOVREBBE FARE L’INSEGNANTE.

Se hai voglia di confrontarti con me contattami pure sulla mia pagina Facebook: DIDATTICA PERSUASIVA.  

Buon lavoro. 🙂

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9 Comments
  1. diana

    Salve dott. Povia, sono arrivata alle sue pagine mentre, dopo l’ennesimo colloquio scolastico, cercavo di capire qualcosa in più e soprattutto cosa fare per il disturbo oppositivo provocatorio di mia figlia. Io ne so poco, mi sto informando, leggendo e andrò sicuramente a parlare con degli specialisti, ma credo che gli insegnanti che hanno mia figlia in classe (I media) ne sappiano quanto me, se non meno. Volevo chiederle se ha del materiale che posso condividere con loro per cercare un modo sinergico di far fronte a una situazione che sta sfuggendo di mano a tutti… nessuno è sereno, soprattutto la bambina ma neanche gli insegnanti che devono fronteggiare i suoi comportamenti sempre oppositivi, polemici, insistenti ecc, né la sua famiglia.
    La ringrazio per l’attenzione

  2. Buona sera Signora Diana mi spiace per la situazione che sta vivendo e il consiglio che sento di darle non può essere solo che quello di rivolgersi ad un esperto del settore che possa seguire da vicino sia lei che l’indirizzo didattico metodologico di rinforzo comportamentale delle docenti, le consiglio di non fare da sola poichè è una situazione che richiede professionalità ed esperienza. Con questo non voglio dire che non fa bene a documentarsi e ad informarsi ma è bene che l’intervento sul bambino sia svolto da professionisti del settore che sanno con cognizione di causa cosa stanno facendo e come devono ottenerlo, spero di esserle stato d’aiuto. Dia un abbraccio a suo figlio, a presto.

  3. Lia

    Salve. È possibile che il bimbo di tre anni abbia già un esordio di DOP? A casa è ingestibile e sfidante su tutto. Ride di noi e non ci ascolta. Irritante e irritabile. È oppositIvo e molto testardo. Inoltre ha scoppi di ira per motivi assurdi o se nesso davanti al no. È stato visto da psicomotricista e pediatri ma non hanno rilevato deficit. Io non so più che fare… parevano funzionare nulla. .. mi sono iscritta ma come si scaricano i reportage? Grazie

  4. Molti bambini sui due anni di età (ma ci sono quelli che incominciano a 18 mesi e altri che ritardano fino a tre anni), presentano testardaggine, sono cocciuti, disobbedienti; non stanno tranquilli, sono invadenti, rumorosi, impulsivi, non riescono a stare fermi su un gioco più di qualche minuto, reagiscono comunque a qualsiasi tentativo di dialogo anche del genitore più paziente. In una parola, sono entrati nei “terribili due anni”.

    Questa è una fase normale dello sviluppo del bambino: tutti praticamente passano nel periodo del “no” a tutti i costi, è un transito obbligato sulla via dell’indipendenza. Alcuni più cocciuti di altri sono quelli che hanno un comportamento più difficile: spesso appartengono a questa categoria quei piccini che, nei primi mesi di vita, hanno sofferto di coliche o hanno presentato pianto ricorrente e tensione ad ogni situazione nuova.

    Talvolta i genitori non sanno come comportarsi nei confronti del bambino che passa attraverso i “terribili due anni” e, di conseguenza, alcuni hanno atteggiamenti troppo rigidi, altri ripongono eccessive attese nei confronti del comportamento del bambino. Fortunatamente tutti i bambini, dopo questa fase, entrano in un periodo di maggior disponibilità al dialogo. Non tutti i report possono essere scaricati. Spero di esserle stato utile, buone cose.

  5. laura

    Buongiorno, dottor Povia. Sono un’insegnante di scuola elementare e ho da poco saputo che arriverà nella mia classe(una seconda) un bambino con DOP associato a ritardo del linguaggio. Nella mia classe ci sono altri bambini “problematici”, per cui la mia attuale preoccupazione è quella di accogliere e dare le giuste attenzioni a questo bambino evitando di innescare gelosie con conseguenti comportamenti negativi negli altri. Un’altra preoccupazione riguarda l’instaurare un rapporto positivo con i genitori del bambino e di far sì che possano essere accolti/inseriti nel gruppo degli altri che si conoscono già e in parte si frequentano.
    Aggiungo che bbiamo la possibilità sia di effettuare laboratori autogestiti o con esperti (arte, teatro…) che di allestire spazi adeguati.
    La ringrazio della sua cortese risposta.

  6. SABRINA

    Buongiorno Dottor Povia, volevo un suo parere. Mio figlio è in seconda superiore gli è stato diagnosticato il disturbo oppositivo provocatorio, volevo sapere se è possibile avere il sostegno per l’anno prossimo. Essendo lui anche dislessico , disortografico sono stanca di parlare con i professori che comunque piu’ di tanto non possono fare. Vuoi perché non hanno conoscenza del problema e vuoi perché hanno altri ragazzi in classe da gestire e diventa difficile. A casa è seguito da un educatore da qualche mese e stiamo aspettando di iniziare la psicoterapia. Rimango in attesa

    Grazie

  7. Buon giorno Sin.ra Sabrina con una diagnosi di Disturbo Oppositivo Provocatorio potete certamente accedere al servizio di supporto all’insegnante specializzato di Sostegno. Per ulteriori informazioni si rivolga al referente area sostegno della scuola la quale le indicherà tutte le procedure da attivare per ottenere l’assistenza specialistica. Buone cose.

  8. Roberto

    Sono un insegnante, lavoro. In un contesto dove mi capitano molti casi di alunni con disturbo oppositivo in alcuni casi anche estremamente violenti.Ho potuto riscontrare in tutto quanto ho letto in proposito , molte attinenze con quanto mi è capitato spontaneamente di mettere in pratica. Trovo incredibile che ancora nei confronti di questi casi, ci siano atteggiamenti che cercano di contrapporsi e di imporre regole insostenibili, quasi come se non ci fosse più tempo da perdere. Devo constatare come purtroppo perfino gli addetti al caso, siano spesso o impreparati o ancor peggio totalmente insensibili.

  9. Ciao Roberto, grazie per il tuo commento per me molto prezioso, non solo perchè ne condivido il contenuto ma soprattutto perchè metti in evidenza un aspetto spesso sottostimato e cioè la formazione dei docenti rispetto a questo tipo di problematiche. La contrapposizione diretta è la peggior tecnica comunicativa che si possa utilizzare con un bambino con questo tipo di disturbo e spesso i docenti lo scoprono a proprie spese creando un circolo demotivante per entrambe le parti. Ciao a presto.

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