GESTIONE DELLE EMOZIONI IN CLASSE

GIOCHI DIDATTICI PER LA GESTIONE DELLE EMOZIONI IN CLASSE

La salute, lo star bene con se stessi e con gli altri, la scelta dei propri stili di vita, la capacità di affrontare la vita, di risolvere i propri problemi dipendono da competenze che fanno riferimento all’intelligenza emotiva più che ad altri tipi d’intelligenza.

L’intelligenza emotiva punta allo sviluppo delle competenze che permettono di riconoscere, esprimere e modulare le proprie emozioni modificando i propri pensieri negativi, imparando a dialogare con se stessi e nello stesso tempo a riconoscere le emozioni altrui, migliorando la capacità di dialogo interpersonale.

 

Attraverso questi esercizi i bambini potranno imparare a:

1. riconoscere e accettare la presenza delle emozioni e capire che esse sono un aspetto naturale della vita umana;

2. comprendere le proprie emozioni, sia a livello psicologico che fisico;

3. capire la loro funzione;

4. saper valutare quando le emozioni sono appropriate e quando invece derivano solo

dall’abitudine o da fraintendimenti;

5. imparare a gestire le emozioni in modo che non prendano il sopravvento, ma che

siano segnali dei nostri stati d’animo.

 

1. Il gioco della margherita

Il seguente esercizio permette di sviluppare contenuti relativi al concetto di salute e stili di vita. Il lavoro inizialmente è individuale e sui seguenti temi:

• Io sto bene quando?

• Io non sto bene quando?

 

Prosegue il lavoro con la classe rispetto ai temi:

– Sto bene quando sono…?

– Con gli amici di classe non sto bene quando sono?

– A scuola stiamo bene quando siamo?

– In classe non stiamo bene quando siamo?

 

Ad ogni alunno viene consegnato un foglio con disegnate due margherite e riportati i temi proposti.

Esempio: in classe stiamo bene quando e in classe non stiamo bene quando.

Ogni alunno dovrà poi scrivere le proprie considerazioni all’interno dei petali relativamente a come si sente in entrambe le situazioni.

A conclusione  del lavoro, per i più grandi,  l’insegnante può illustrare molto sinteticamente il Concetto di salute dell’OMS definito dalla Carta di Ottawa.

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2.  Il gioco del mimo

Quest’attività ha lo scopo di insegnare agli alunni a riconoscere le emozioni dall’espressione del viso e dai gesti.

ObiettivoImparare a riconoscere le emozioni dall’espressione del viso e dei gesti

MaterialiPreparare 5 – 6 scenette rappresentanti episodi emotivi, aventi ognuna 2 – 3 protagonisti. Le scenette devono essere facili da mimare.

Procedura: per ciascuna scenetta verranno presi in disparte 2 –3 alunni e verrà spiegato loro nei dettagli cosa dovranno mimare. Dopo essersi accertati che gli alunni abbiano compreso bene i dettagli importanti, essi verranno portati davanti al resto del gruppo per mimare la scena.

Agli alunni spettatori vengono fornite indicazioni sull’ambiente in cui si svolge la scena e su chi sono i personaggi.

Alla fine di ogni scenetta mimata gli spettatori devono indicare quali sono le emozioni che hanno riconosciuto nei personaggi.

Spunti per la discussione:

• chiedere agli alunni se nella vita reale è sempre facile riconoscere le emozioni degli altri.

• ci sono modi diversi per esprimere una stessa emozione?

• conoscono qualcuno che quando si arrabbia alza la voce e qualcun altro che invece sta zitto e tiene il broncio?

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3.  Il termometro delle emozioni

Per imparare che le emozioni possono variare d’intensità.

Ogni insegnante valuti se utilizzare un termometro individuale o di gruppo.

ObiettivoImparare che le emozioni possono variare di intensità.

MaterialiElenco delle situazioni termometro delle emozioni. Si suggerisce di elencare situazioni particolarmente riconoscibili per i vostri alunni come ad esempio quelle sotto elencate.

ProceduraCopiare su un tabellone le situazioni sotto elencate.

Distribuire ad ogni ragazzo una copia del termometro delle emozioni.

Leggere una alla volta le situazioni e chiedere di indicare a che livello salirebbe, per ciascuno di loro, il termometro delle emozioni in quella particolare situazione.

Spunti per la riflessione:

• Come mai in alcune situazioni il termometro è salito di più?

• Come mai non avete provato tutti le stesse emozioni con la stessa intensità?

• Immaginate che siano passati tre giorni da quando si è verificata una certa situazione. Pensate che l’intensità dell’emozione cambierebbe?

E cosa succederebbe dopo una settimana, e dopo un mese?

• Pensate che le emozioni cambino solo per il passare del tempo o pensate che si possa fare qualcosa per far diminuire le emozioni spiacevoli?

Elenco delle situazioni:

1. Non hai studiato bene e l’insegnante sta per interrogarti.

2. Sei stato invitato a una festa di compleanno.

3. Il tuo amico preferito è venuto ad abitare vicino a casa tua.

4. Un compagno ti prende in giro dandoti dei soprannomi.

5. Hai preso un bel voto in matematica.

 

Esercizi di visualizzazione delle emozioni

Il ricorso al pensiero visivo (immaginare mentalmente di svolgere un compito, di mettere in atto particolari strategie ecc.) è una strategia antica per affrontare e superare difficoltà di vario genere: cognitive, emotive, relazionali e comportamentali.

Gli esercizi che seguono (il primo è propedeutico al lavoro) hanno la funzione di aiutare i bambini a sperimentare le proprie emozioni mediante l’immaginazione.

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4. Il cane

Chiedete ai bambini di immaginare uno schermo bianco, proprio davanti ai loro occhi.

Tramite l’immaginazione, chiedeteli di visualizzare una casa, il solo contorno della casa, senza nessun dettaglio. Poi chiedete loro di visualizzare la porta sul davanti, e poi ancora due finestre al piano inferiore e una, centrale, al piano superiore. Ora il comignolo. Poi chiedete loro di vedere i particolari del giardino; ci sono degli alberi e sotto l’albero più alto c’è un cane.

Poi la porta d’ingresso della casa si apre; escono dei bambini, che vanno a giocare in giardino.

Chiedete loro di mettere a fuoco il cane: guardatelo attentamente, osservate il suo colore, il pelo, la coda, le orecchie e il modo in cui si muove o sta seduto. Ora guardategli il muso: ha un’espressione felice, come se fosse contento dell’arrivo dei bambini. Adessol’espressione del cane cambia e diventa vigile, come se aspettasse il lancio della sua pallina preferita.

Ora l’espressione diventa di disappunto, come se si rendesse conto che, in realtà, nessuno sta per giocare con lui. Adesso l’espressione diventa felice, come se il cane si attendesse di poter assaggiare la merenda dei bambini che giocano intorno a lui. Ora l’espressione diventa arrabbiata, ora assonnata, ora di fiduciosa attesa…….

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5. La paura, la rabbia e la tristezza

Riuscire a combattere la paura (racconto).

Immaginate di guardare alla tv un film di avventura, piuttosto pauroso. Un ragazzo e una ragazza, protagonisti principali, corrono in un bosco di notte.

C’è vento e gli alberi si muovono con fare sinistro. Sono inseguiti da alcuni individui pericolosi che hanno intenzione di ostacolarli nella fuga. Corrono sempre più forte, ma dopo un po’ sopraggiunge la stanchezza.

Gli inseguitori li stanno raggiungendo. Arrivano sul ciglio di un burrone. Esitano un momento, affannati e terrorizzati. Non sanno se lanciarsi nel dirupo, che non è poi così alto, o deviare a destra dove il bosco si infittisce.

Per timore del salto decidono di procedere verso destra. La corsa riprende con affanno, ma il bosco si infittisce a tal punto che dopo un poco diventa difficile scappare con la stessa velocità. E’ finita…gli inseguitori li hanno raggiunti!

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Ponete ai bambini le seguenti domande:

In che modo riconoscono che si tratta di paura? Qual è la sensazione che dà la paura? E’ spiacevole? Perché? Se chiudiamo gli occhi e cerchiamo di localizzarla, in quale zona del corpo è situata?

Poi dite loro di rilassarsi, di fare in modo che la sensazione di paura scompaia e di ascoltarsi mentre ridiventano tranquilli.

Poi discutete insieme per conoscere la paura; aiutateli a capire che non è altro che l’insieme di quelle sensazioni che hanno poco prima identificato all’interno del proprio corpo e che la paura svanisce non appena essi si rilassano.

E’ importante che comprendano che si tratta di una misura protettiva che sentiamo quando percepiamo un pericolo; questo ci dà la possibilità di allertarci e di avere a disposizione un’immediata quantità di energia, grazie alla quale possiamo ad esempio darci velocemente alla fuga, qualora fosse necessario.

Della paura quindi non dobbiamo vergognarci: si tratta di una reazione naturale e potenzialmente utile. Tuttavia è fondamentale che i bambini imparino a gestirla, mantenendola entro certi limiti, riconoscendo quando è realmente necessaria e quando invece deriva soltanto dall’abitudine o da nostre idee erronee su ciò che costituisce realmente una minaccia per noi.

Si potrebbe infine chiedere ai bambini di elencare tutte le cose di cui hanno paura, sottolineando e discutendo insieme a loro le paure più comuni; analizzarle con calma significa anche imparare ad affrontarle, anziché cercare di fuggirle.

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Esercizio: affrontare la rabbia

Utilizzate lo stesso metodo dell’esercizio precedente. Raccontate ai bambini una storia capace di scatenare sentimenti di rabbia: (storie di ingiustizia verso i bambini, crudeltà verso gli animali…), oppure mostrate loro un filmato. Abbiate l’accortezza di utilizzare materiale che abbia come protagonisti dei bambini, per facilitare l’identificazione.


Ponete loro le seguenti domande:

In che modo riconoscono che si tratta di rabbia?

Qual è la sensazione che dà? Perché è sgradevole?

Se chiudono gli occhi e cercano di localizzarla, in quale zona del corpo è situata?

Poi dite ai bambini di lasciare andare la rabbia, di rilassarsi e di sentire come lentamente la rabbia svanisce. GESTIONE DELLE EMOZIONI IN CLASSE

Chiedete infine ai bambini di descrivere le situazioni che li fanno arrabbiare e analizzatene insieme alcune. Aiutateli poi a comprendere che la rabbia è, come la paura, una reazione naturale che ha la funzione di proteggerci quando veniamo attaccati e/o di batterci per altre persone trattate ingiustamente o che non possono difendersi da sole.

Ma anche la rabbia deve essere conosciuta: occorre saper analizzare le situazioni che la scatenano e distinguere i casi in cui dobbiamo lasciarla svanire, perché improduttiva, da quelli in cui è naturale provarla e imparare a controllarla, per fare in modo si riveli uno strumento positivo e non una fragilità.

 

Riuscire ad affrontare la tristezza

Raccontate o mostrate ai bambini una storia che li metta in contatto con la tristezza, che ad esempio parli di un bambino che rompe il giocattolo preferito o di un cane che si ferisce la zampa.

Ponete ai bambini le seguenti domande:

In che modo riconoscono che si tratta di tristezza e non di un’altra emozione?

Qual è la sensazione che dà? E’ sgradevole? Perché?

Se si concentrano chiudendo gli occhi per localizzarla, a quale zona del corpo la collegano?

Poi dite loro di rilassarsi e di sentire la tristezza diminuire e poi svanire. Fate poi raccontare ai bambini alcuni eventi che nella loro vita li hanno resi tristi, domandando le motivazioni di tale tristezza.

Discutete coi bambini il valore e l’utilità della tristezza; aiutateli a capire che condividere il dolore altrui e preoccuparci per gli altri può spingerci a fare qualcosa per aiutare quelli che soffrono o che può aiutarli a comprendere e riconoscere le situazioni che possono dare loro dolore. Come per le emozioni precedentemente trattate, anche la tristezza può diventare però un problema quando non ha motivo di essere provata e dura troppo. Bisogna dunque fare in modo che i bambini imparino a comprenderla e, grazie alla riflessione e al rilassamento, a gestirla in modo efficace.

 

A cura  della Asl della provincia di Sondrio Dipartimento Dipendenze “So dire di si, so dire di no…”

Modulo di promozione alla salute nell’ambito delle Scuola Primaria

 

Spero questo articolo possa esserti stato d’aiuto. 

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