FILM SUL RAZZISMO

FILM SUL RAZZISMO

Il razzismo, lo sappiamo, è una delle piaghe sociali più pericolose e diffuse del secolo scorso (ma anche oggi sopravvive e pare in grande forma).

A partire dagli Anni Sessanta, Hollywood (e il suo Cinema), ha scelto di schierarsi decisamente contro questa non-cultura, producendo film sul razzismo in cui se ne sono condannati gli orrori, o raccontando vite di personaggi eroici, quasi mitologici, che contro questo abominio hanno combattuto per tutta la loro esistenza.

Abbiamo scelto di segnalarvi quei film che parlano di razzismo che per noi più rappresentano questa categoria, sentitevi liberi di segnalarcene altri 🙂

Ne abbiamo selezionati 7, a voi il compito di guardarli e, poi, diffondere il Verbo.

 

1. THE BUTLER.

FILM RAZZISMO

“The Butler” mette al centro della sua storia – peraltro ispirata a un articolo di giornale che riprendeva la vicenda di Eugene Allen, maggiordomo alla Casa Bianca per oltre trent’anni – un personaggio che in qualche modo sembra riportare indietro le lancette del progresso, annullando di colpo i risultati ottenuti attraverso decenni di scontri e di proteste, con un atteggiamento conciliante e remissivo nei confronti di quel potere bianco che era stato la causa di tali sofferenze.

Cecil Gaines (pseudonimo dietro il quale si nasconde la figura di Allen) è infatti il prototipo dell’uomo che è riuscito a cambiare il proprio destino sottomettendosi alle regole dell’America bigotta e razzista degli anni 20.

Partito da una piantagione di cotone ha imparato a servire a tavola nelle case dei ricchi per arrivare alla White House, dove in qualità di maggiordomo ha visto alternarsi ben otto presidenti: da Eisenhower a Ronald Regan, passando per Jfk e Nixon, dei quali finì emotivamente per condividere fortune e rovesci. E questo rimanendo fedele all’idea di partenza, e guardando con diffidenza ogni tentativo di affermare il diritto all’uguaglianza ed alla parità di diritti sottoscritto dai vari Luther King e Malcon X, e dalle migliaia d’attivisti e di gente comune che negli anni solidarizzarono con i loro ideali. (Fonte trama ondacinema.it)

 

“In qualsiasi momento un bianco poteva uccidere uno di noi e restare impunito. La legge non era dalla nostra parte; la legge era contro di noi!” 

AML AMEEN – Cecil Gaines

 

2. AMERICA HOSTORI X.

In un tema in classe il giovane Danny tratta argomenti ispirati al ‘Mein Kampf’ e il preside Sweeney, per punirlo, lo obbliga a preparare una relazione sul fratello maggiore Derek.

Quest’ultimo proprio quel giorno é uscito dal carcere dopo aver scontato alcuni anni per l’uccisione di due ragazzi neri che gli stavano rubando l’automobile. Quando si svolgevano quei fatti, Derek aveva il ruolo di leader di un gruppo giovanile paranazista che si riconosceva in Cameron, ideologo della violenza razzista contro ogni forma di diversità.

Danny, che aspettava con ansia questo momento, vuole subito mettersi ‘agli ordini’ del fratello ma non sa che Derek in carcere ha riflettuto su se stesso e ha maturato la convinzione di voler cambiare vita. Sentendo da Derek frasi mai pronunciate prima, Danny passa momenti difficili in preda ad una forte confusione. (Fonte trama www.comingsoon.it)

 

 

“L’odio è una palla al piede, la vita è troppo breve per passarla sempre arrabbiati, non ne vale la pena!”

Derek (Edward Norton)

 

2. THE HELP.

Anni 60 stato del Mississipi, profondo sud degli Stati Uniti. Terra di soprusi e razzismo legale da secoli nei confronti dei “negri” (ci vorrà tempo per passare a neri e poi all’attualmente in uso afroamericani). Il contesto è tanto, il “messaggio” etico è quasi tutto in The Help.

Come non essere d’accordo con un film che racconta di esseri umani spesso trattati ancora come schiavi, pur pagati (poco). Come non identificarsi in queste donne, matrone e materne, che finirono per crescere con amore e capacità pedagogiche generazioni di bambini bianchi dovendo invece far crescere i propri a qualcun altro.

Un pregio e insieme un limite di questo film, che però ha un valore aggiunto: le sue donne, le sue attrici. Se c’è una cosa che non cambia nella società afro americana è proprio il ruolo di queste mamme. Donne dal coraggio straordinario che di frequente devono crescere i figli da sole, facendo magari più lavori, con mariti spesso latitanti, quando non impegnati con droga, alcol o criminalità. 

Gli anni ’60 furono gli anni della lotta per i diritti civili e se spesso la storia ha ricordato grandi uomini che ne divennero portavoci nella politica e poi nella storia come Martin Luther King, furono spesso le donne, nella quotidianità, con piccoli enormi gesti di rottura, a dare il là ai cambiamenti maggiori.

Basti pensare a Rosa Parks che si rifiutò nel 1955 di cedere il posto su un autobus ad un bianco dando il via al boicottaggio degli autobus e accendendo la miccia del movimento dei diritti civili che poi negli anni ’60 finì per cambiare l’America. Molto merito fu di quella famiglia Kennedy che qui fa capolino più volte nei televisori e dalle radio, con indignazione delle famiglie iper conservatrici di Jackson, Mississipi. 

Tratto dal romanzo di esordio di Kathryn Stockett, vero best-seller negli Stati Uniti, The Help è un racconto tutto al femminile di donne che trovano un linguaggio comune al di là delle barriere sociali e razziali. Vuole parlare delle storie delle domestiche nere, raccontando un punto di vista diversa sulla storia famigliare di quegli anni.

Nel farlo talvolta finisce col mostrare le ricche donne bianche come macchiette a loro volta stereotipate, isteriche e annoiate (Jessica Chastain e soprattutto Bryce Dallas Howard sono forse penalizzate proprio per questo), ma nel complesso riesce ad emozionare e coinvolgere, regalando ritratti umani e forti di donne coraggiose. Non solo le brave e premiate Octavia Spencer e Viola Davis, ma anche la sempre più brava Emma Stone, neolaureata bianca di famiglia borghese che vuole fare la giornalista e che decide di raccogliere le storie di queste donne. In questo modo diventa complice coraggiosa di un gesto simbolico, ma potente, quello di guardarsi negli occhi e cercare di conoscersi. (Fonte www.comingsoon.it)

 

Quel giorno a Jackson sono morte diciotto persone: dieci bianchi e otto neri. Dio non bada al colore della pelle quando decide di scatenare un tornado.

Aibileen Clark

 

 

3. RACE IL COLORE DELLA VITTORIA. 

In Race – Il colore della vittoria viene raccontata la vera storia di Jesse Owens, un afroamericano che nel 1936 riuscì a diventare pluricampione di atletica vincendo quattro medaglie d’oro alle Olimpiadi di Berlino. Una Berlino pienamente immersa nel clima delle leggi razziali, simbolo dell’odio tutto nazista verso le minoranze ebraiche, Rom, nomadi, omosessuali, con disabilità e anche di colore.

Grazie all’impresa olimpica, James Cleveland “Jesse” Owens – studente universitario di umili origini le cui qualità fisiche vennero immediatamente notate dal vigile occhio del coach dell’Ohio University, Larry Snyder – divenne ben presto simbolo della lotta al razzismo hitleriano e nazista, emblema della infondatezza di tutta quell’ideologia che pensava di scorgere nella razza ariana una qualche superiorità.

Nel film biografico di Stephen Opkins vengono percorse nuovamente tutte le tappe della vicenda dell’atleta di colore, tra il desiderio di vincere le Olimpiadi ai difficili rapporti con i simboli del potere: non solo Adolf Hitler, ma anche il presidente statunitense Franklin Delano Roosevelt che, in piena campagna elettorale, aveva paura della reazione negativa che avrebbero avuto gli Stati del Sud. (fonte amando.it)

 

In pista non esiste bianco o nero, ma solo veloce o lento. Non conta nient’altro. Né il colore, né il denaro e neanche l’odio.

Jesse Owens 

 

4. IL SAPORE DELLA VITTORIA.

Nel 1971, ad Alexandria, in Virginia, il football studentesco è molto di più che un semplice sport, è uno stile di vita. Quando il dipartimento scolastico decide di accorpare due scuole, si crea una situazione che cambierà la vita di alcune persone.

Le due scuole sono frequentate una da bianchi e l’altra da neri. Herman Boone, che arriva dalla Carolina del sud, è nominato allenatore capo dei T.C. Williams High Titans, scavalcando il vecchio coach Bill Yoast. Ma lavorando insieme, i due coach nonostante abbiano provenienze molto diverse scoprono di avere tanto in comune e grazie al loro lavoro, trasformano un gruppo di ragazzi collerici e scoordinati in una squadra vincente facendo nascere amicizie che dureranno tutta la vita e cambieranno il volto alla città. (E’ una storia vera – (trama fonte cinematografo.it)

 

 

“Se non abbattiamo il muro che ci divide, adesso qui, su questa terra consacrata..l’odio distruggerà anche noi..non mi importa se adesso non vi piacete, mi importa che impariate a rispettarvi e forse chissà..forse imparerete a giocare come dei veri uomini”

Coach Herman Boone (Denzel Washington)

 

5. SELMA – LA STRADA PER LA LIBERTÀ.

La storia dei tre tumultuosi mesi del 1965 durante i quali il riverito e visionario Martin Luther King (David Oyelowo) condusse una pericolosa campagna per garantire il diritto al voto ai neri contro una violenta opposizione bianca. L’epica marcia da Selma a Montgomery culminò con la firma del presidente Johnson (Tom Wilkinson) del Voting Rights Act, una delle vittorie più significative per il movimento dei diritti civili. (fonte trama filmtv.it)

 

 

“La vita non è degna di essere vissuta se non siamo disposti a morire per coloro che amiamo e per ciò in cui crediamo.”

David Oyelowoo – Martin Luther King Jr.

 

6. LONTANO DAL PARADISO.

Nell’inverno del 1957a Hartford, nel Connecticut, Cathy e Frank Whitaker sono il perfetto esempio di famiglia ideale. Tutto cambia quando Cathy scopre che suo marito ha una relazione con un uomo.

Vorrebbe trovare conforto confidandosi con le sue conoscenze, la sua migliore amica Eleonor e la domestica Sybil, ma si rende conto che la società moralista che frequenta non le sarebbe di nessun aiuto. L’unica persona con cui si sente a suo agio è Raymond, il suo giardiniere afro-americano, ma anche questa amicizia va contro le regole morali della comunità (trama screenweek.it).

 

 

 

 

 

7. 12 ANNI SCHIAVO.

La storia vera di Solomon Northup, che nel 1841, nonostante fosse un uomo libero, venne rapito e portato in una piantagione di cotone in Louis

iana come schiavo, per rimanerci fino al 1853.

Tutta colpa delle diverse leggi che regnavano negli Stati americani, per cui a Washington (dove avvenne il rapimento) la schiavitù era legale, a differenza di quello che succedeva a New York, città in cui viveva normalmente Northrup.

Responsabili dei dodici anni di schiavitù dell’uomo furono due bianchi, che con l’inganno lo portarono nella capitale americana e poi lo privarono dei documenti che provavano il suo status di uomo libero (trama trovacinema.it).

 

 

 

“La legge dice che avete il diritto di possedere un negro, ma con tutto il rispetto per la legge… è una menzogna. Una cosa è giusta solo perché consentita dalla legge? E se passasse una legge che vi portasse via la libertà e facesse di voi uno schiavo?”

CHIWETEL EJIOFOR – Solomon Northup

 

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BUON LAVORO!

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