STRATEGIE DI INTERVENTO CON I BAMBINI AUTISTICI

STRATEGIE DI INTERVENTO CON I BAMBINI AUTISTICI.

Il soggetto affetto da Autismo ha bisogno di strutturazione. La strutturazione tuttavia non deve significare rigidità, ma deve essere flessibile, costruita in funzione dei bisogni e del livello di sviluppo del singolo bambino e soggetta a modifiche in ogni momento; né deve essere fine a se stessa, ma rappresentare un mezzo per aiutare una persona in difficoltà a causa della propria impossibilità a comunicare.

1) Strutturazione dello spazio: Dove?

2) Strutturazione del Tempo: Quando? Per quanto tempo?

3) Strutturazione del Lavoro: Che cosa?

STRATEGIE DI INTERVENTO CON I BAMBINI AUTISTICI

1. Strutturazione Dello spazio

L’ambiente di lavoro organizzato in spazi chiaramente e visivamente delimitati, ognuno con delle funzioni specifiche chiaramente visualizzate, consente al bambino di sapere con precisione ciò che ci si aspetta da lui in ogni luogo e in ogni momento. Così ci dovrà essere uno spazio di lavoro individuale, uno spazio di riposo, uno spazio di attività di gruppo e uno spazio dedicato al tempo libero, ognuno chiaramente delimitato e contrassegnato da opportuni simboli di identificazione.

L’angolo di lavoro per esempio è di solito organizzato con un banco affiancato da due scaffali disposti perpendicolarmente, su cui disporre il materiale di lavoro da eseguire (nello scaffale di sinistra) o riporre i compiti già eseguiti (a destra).

E’ importante che ogni spazio sia dedicato ad una singola attività: in questo modo sarà molto facile per il bambino orientarsi da solo e raggiungere presto una autonomia di movimento che sarà per lui molto gratificante.

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2. Strutturazione Del tempo

Ogni soggetto dovrà disporre di una sua “agenda“ giornaliera, costituita da una sequenza di oggetti, di immagini o di parole scritte, a seconda delle sue abilità, ordinati dall’alto verso il basso .

Al termine di ogni attività ogni relativo simbolo verrà spostato dal bambino in un altro apposito spazio che registra il tempo trascorso: in questo modo gli sarà possibile sapere in ogni momento quanto tempo è passato e quanto ne manca prima di tornare a casa.

Questa “agenda” dovrà essere fatta anche quando “apparentemente” il bambino ha capito cosa deve fare.

L’agenda dà flessibilità!!!

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3. Strutturazione materiale di lavoro

Il bambino disporrà di uno schema di lavoro posizionato presso il tavolo di lavoro, costituito ad esempio da lettere dell’alfabeto o da numeri, ognuna delle quali è riportata su una scatola di lavoro.

Il lavoro da svolgere sarà presentato in modo chiaro: ogni compito è contenuto in una scatola sullo scaffale di sinistra, ogni scatola contrassegnata da un simbolo (lettera o numero), a seconda del livello di sviluppo e delle capacità del bambino).

È importante che, una volta disposto secondo le indicazioni visive, il compito sia “autoesplicativo”, cioè comprensibile senza bisogno di spiegazioni: incastri, puzzle o lavori di montaggio sono esempi semplici di questo genere, ma con un po’ di fantasia qualunque compito può essere presentato in modo che si spieghi da sè. Quando il compito è terminato verrà riposto nella relativa scatola sullo scaffale di destra, in modo che in ogni momento sia chiaro quanto lavoro è stato eseguito e quanto ne resta da eseguire.

Il lavoro viene eseguito da sinistra verso destra perché questa è l’organizzazione tipica della cultura occidentale.

Naturalmente all’inizio il bambino dovrà essere aiutato dall’educatore o dall’insegnante.

L’importante non è mirare presto al grado di comunicazione più difficile, ma raggiungere la capacità di utilizzare autonomamente le proprie attività. Quello che è importante sottolineare è che la struttura di tempo e spazio non è fine a se stessa, né un obiettivo da raggiungere, bensì uno strumento evolutivo, un mezzo per aiutare la persona autistica a raggiungere una migliore padronanza del proprio ambiente e della propria vita.

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4. Il rinforzo

Risponde in modo chiaro e concreto alla domanda “Perchè?”. Infatti può essere difficile per il bambino all’inizio di un programma educativo comprendere per quale motivo debba eseguire dei compiti. L’aiuto risponde alla domanda “come?”.

Il grado maggiore di aiuto è costituito dall’aiuto fisico. In questo caso è importante che il gesto sia dosato in modo da comunicare un incoraggiamento e che abbia una valenza esplicativa che il bambino è perfettamente in grado di capire; non deve costituire una costrizione.

Un altro aiuto può essere di tipo visuale: è un aiuto di questo tipo indicare con il dito, o anche, ad esempio, spostare un oggetto dal posto sbagliato al posto giusto, o ancora una dimostrazione pratica di come eseguire il compito, purché naturalmente da parte del bambino ci sia la necessaria attenzione.

Anche l’aiuto verbale naturalmente può essere utilizzato; in questo caso è utile usare parole semplici, essenziali e sempre uguali per una stessa spiegazione.

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5. La generalizzazione del compito

Il bambino autistico tende ad associare l’apprendimento con una data situazione o ad un ambiente: ha difficoltà a generalizzare il suo comportamento. Sarà quindi necessario sviluppare dei programmi di generalizzazione attiva delle acquisizioni: l’apprendimento in un dato ambiente è solo l’inizio del programma educativo, perché è altrettanto importante estendere le competenze acquisite all’ambiente familiare o in altre situazioni.

È importante servirsi della collaborazione dei genitori: nel caso dell’autismo i rapporti di collaborazione fra genitori e tutti gli operatori che lavorano con il bambini sono un requisito indispensabile del processo educativo.

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6. I problemi di comportamento.

Le persone autistiche sono sottoposte allo stress quotidiano  più delle altre persone a causa di una sensibilità più acuta e della nostra difficoltà di decifrare le loro sensazioni. Avendo dei problemi di comunicazione non possono comunicare il proprio stato e non sanno che cosa ci si aspetta da loro, e questa incertezza aumenta lo stress.

I problemi di comportamento della persona autistica non sono che la punta dell’iceberg sommerso delle sue difficoltà: un sistema di comunicazione insufficiente la conduce ad esprimere le proprie necessità in una forma diversa dal linguaggio, attraverso atti distruttivi, aggressivi, auto-aggressivi o inappropriati.

Anche una persona autistica dotata di un vasto vocabolario, una pronuncia e una capacità sintattica corretta, può non essere in grado di capire le nostre aspettative nei loro confronti, o quale messaggio sia chiaro per noi: per interpretare un messaggio infatti è necessario comprendere non solo le parole o la frase, ma anche il suo contesto passato e presente.

I problemi di comportamento non fanno parte della “personalità autistica“, né sono un requisito fondamentale per la diagnosi di autismo, ma, poiché le persone autistiche hanno molte difficoltà a comprendere il nostro mondo e i nostri codici sociali sono per loro estranei e incomprensibili, le manifestazioni di comportamento inappropriate e problematiche possono costituire l’unica espressione possibile del loro disagio e delle loro difficoltà.

Quando la comunicazione è deficitaria, e alla necessità si aggiunge lo stress dell’impossibilità di farsi capire, vengono facilmente a presentarsi problemi comportamentali.

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7. Come intervenire sui problemi di comportamento.

La strutturazione e la prevedibilità dell’ambiente e l’adeguatezza delle richieste, nonché la chiarezza, la concretezza e la stabilità dei messaggi sono la prima condizione per evitare una situazione di stress permanente.

Sarà inoltre necessario potenziare la capacità di comunicazione e eventualmente utilizzare forme di comunicazione più adatte alla persona autistica, come le immagini o, in qualche caso, i gesti: la riduzione dei problemi di comportamento è il miglior test per capire se la persona è stata correttamente valutata e se il programma individuale è davvero adatto alle sue potenzialità e ai suoi bisogni.

Tuttavia, anche quando si sia provveduto ad adattare l’ambiente e a mettere in atto un programma individuale adeguato, ad instaurare una forma di comunicazione efficace, possono presentarsi comunque.

Se desideriamo aiutare la persona autistica, tocca a noi decodificare i suoi messaggi: osservarne il comportamento nel contesto che ne darà la chiave della sua interpretazione: analizzare e comprendere i problemi è il primo passo per individuare una strategia di intervento adeguata, che sarà sempre tesa a valorizzare la persona e a permetterle di superare le proprie difficoltà.

Non esistono purtroppo ricette prefabbricate applicabili ad ogni problema: ogni situazione dovrà essere vagliata, non prima di aver provveduto ad adattare l’ambiente e lo stile comunicativo alla diversità della persona autistica.

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