DIDATTICA PERSUASIVA

METODOLOGIE PER IL TRATTAMENTO DELLA DISGRAFIA.

Metodologie per il trattamento della disgrafia

Metodologie per il trattamento della disgrafia.

Nell’impostazione di un intervento riabilitativo è molto importante lavorare sulla motivazione del soggetto; il primo passo è infatti quello di stimolare il desiderio di scrivere ed a tal fine è fondamentale stabilire una relazione di fiducia con il bambino, spiegando e motivando le varie attività proposte come finalizzate al recupero delle varie abilità.

Secondariamente è necessario fare un esame della varie abilità del soggetto, per individuare quelle maggiormente carenti, sulle quali verrà poi impostato il programma.

La prevenzione, la riabilitazione e la compensazione sono tutti elementi importanti per il trattamento della disgrafia.

Si possono prevenire molti problemi mediante un training precoce. I bambini alla scuola materna e nel corso del primo anno delle elementari dovrebbero imparare a formare insieme di lettere in modo corretto; l’uso della memoria cinestetica per farlo è però un’abitudine scorretta e molto difficile da eliminare. METODOLOGIE PER IL TRATTAMENTO DELLA DISGRAFIA

Il training muscolare e l’insegnamento di buone tecniche sono entrambi importanti per la riabilitazione nella disgrafia. Per tutti i disgrafici, lo scritto cinestetico, che consiste nello scrivere a occhi chiusi o comunque nell’allontanare lo sguardo da ciò che viene scritto, è un potente rinforzo.

In tutte le riabilitazioni occorre sempre iniziare il lavoro con la formazione di lettere scritte individualmente ed in modo isolato.

Occorre inoltre far sì che il soggetto faccia uso dell’alfabeto tutti i giorni e spesso per molti mesi.

Alla fine di tutto questo processo i soggetti sottoposti a training possono avere dei vantaggi derivanti dalla riabilitazione o dalle compensazioni che si sono instaurate. In metodo efficace consiste nell’insegnare al soggetto l’uso del processore word in modo da sorvolare sulla componente motoria richiesta per l’atto dello scrivere.

Un altro metodo per arginare tale problema è permettere allo studente di rispondere alle domande oralmente o mediante registrazione della risposta a voce su nastro audio i modo da non scrivere. Altre metodologie potrebbero essere quelle di modificare i compiti in classe richiedendo sempre meno di scrivere o dando più tempo a tali soggetti.

Un ulteriore modo per aiutare tali soggetti potrebbe essere quello di fornire uno schema sintetico con spazi a sinistra che devono essere riempiti con informazioni riassuntive dello studente. Scrivere su un piano leggermente inclinato li può aiutare.

METODOLOGIE PER IL TRATTAMENTO DELLA DISGRAFIA

L’intervento per il bambino disgrafico. 

Il bambino disgrafico necessita di un intervento specialistico, poiché il solo recupero effettuato in ambito scolastico spesso può non essere sufficiente. 

Nel corso di questo secolo molti sono stati i metodi elaborati per la terapia della disgrafia; vari autori hanno espresso pareri contrastanti, ma, quasi sempre, si è considerato come unico rimedio l’esercizio ripetitivo, finalizzato al raggiungimento di una più adeguata coordinazione della mano, trascurando spesso la motricità globale e le attività percettive.

Considerare esclusivamente gli aspetti grafici e grafo-motori, sia molto riduttivo rispetto a quelle che sono le lacune presenti nelle competenze di base coinvolte.

Le esperienze portate avanti in questo senso hanno inoltre dimostrato che può verificarsi un miglioramento nell’esecuzione dei prodotti grafici, ma spesso, una volta abbandonato l’esercizio, la difficoltà si ripresenta, poiché le lacune che ne stanno alla base non sono state sufficientemente ridotte. METODOLOGIE PER IL TRATTAMENTO DELLA DISGRAFIA

Il recupero della disgrafia deve essere portato avanti da operatori qualificati, in stretta collaborazione con la scuola, la quale può offrire valide risorse concorrendo così allo sviluppo delle varie capacità strettamente collegate con il disturbo della scrittura.

Il contributo competente dei docenti può garantire migliori risultati, favorendo la conquista di una strumentalità più adeguata e, al tempo stesso, promuovendo situazioni comunicative all’interno delle quali possano essere valorizzati sia i codici verbali che non verbali.

Il progetto terapeutico deve essere personalizzato in relazione alle caratteristiche psicologiche del soggetto, agli ambiti di competenza, potenzialità e difficoltà riscontrati, ai tempi di attenzione, ai livelli motivazionali e di metacognizione individuati.

La capacità di porsi in relazione positiva e significativa da parte dell’operatore e la partecipazione attiva del soggetto stanno al primo posto e sono il segreto per ogni buon intervento; il bambino dovrà essere informato circa il lavoro da svolgere, anzi, egli stesso dovrà essere coinvolto nella formulazione degli obiettivi che, di volta in volta, sarà possibile raggiungere e nel monitoraggio del proprio lavoro. 

Solo se sarà protagonista del proprio processo di sviluppo, potrà coinvolgersi attivamente nelle proposte, autogratificarsi per i piccoli progressi, non scoraggiarsi di fronte agli insuccessi né arrendersi davanti ad attività spesso un po’ noiose e ripetitive.

METODOLOGIE PER IL TRATTAMENTO DELLA DISGRAFIA

Il programma di intervento proposto può essere suddiviso in due itinerari che devono essere portati avanti parallelamente:

a) itinerario relativo allo sviluppo delle competenze di base

b) itinerario specifico per la scrittura

Il primo itinerario è finalizzato alla riduzione delle lacune riscontrate nelle capacità di base; il secondo itinerario ha invece lo scopo di promuovere la conquista di capacità di scrittura più adeguate. 

È importante quindi che i due percorsi siano proposti parallelamente e con gradualità, per evitare di rimandare nel tempo la conquista di quelle capacità grafo-motorie che possono gratificare il bambino, permettendogli di verificare che, anche a scuola, si iniziano a vedere risultati positivi.

METODOLOGIE PER IL TRATTAMENTO DELLA DISGRAFIA

Le competenze di base su cui è importante lavorare sono le seguenti:

– percezione

– organizzazione spazio-temporale

– integrazione spazio-temporale (ritmo)

– conoscenza e rappresentazione dello schema corporeo

– equilibrio e coordinazione

– rilassamento

– lateralità

– coordinazione visuo-motoria e oculo-manuale

Le attività relative a queste competenze devono essere proposte sia parallelamente sia in modo “intrecciato“, cioè attraverso esercizi-gioco che richiedono lo sviluppo il potenziamento di singole competenze e attraverso esercizi-gioco che richiedono lo sviluppo e il potenziamento di più competenze insieme. 

È importante ricordare che ciò che è acquisito dovrà lasciare il posto ad attività gradualmente più complesse ed evolute.

METODOLOGIE PER IL TRATTAMENTO DELLA DISGRAFIA

L’itinerario specifico per la scrittura comprende attività relative a:

– impostazione dei grafemi e scrittura in stampato maiuscolo

– impostazione dei grafemi e scrittura in corsivo

 

Queste attività sono finalizzate alla riduzione delle difficoltà grafo-motorie che interferiscono nella scrittura e alla graduale conquista di più adeguate competenze di comunicazione scritta.

Alcuni suggerimenti di materiale da poter adottare:

L’uso di quaderni colorati che guidano sia alla corretta impostazione dei segni alfabetici che al rispetto dello spazio grafico (Quaderni Erickson, Edizioni Centro Erickson, Trento).

METODOLOGIE PER IL TRATTAMENTO DELLA DISGRAFIA

I quaderni colorati sono di tre tipi:

a) Il quaderno colorato I° livello.

Utilizziamo il quaderno Erickson Livello I° per la riproduzione dei grafemi in stampato maiuscolo, da combinare poi per scrivere parole gradualmente più complesse.

 

b) Il quaderno colorato 2° livello e il passaggio al corsivo.

Usando il quaderno colorato 2° livello diamo al bambino precise indicazioni per l’impostazione corretta della scrittura in corsivo procedendo con attività sempre più articolate.

Ecco una traccia da seguire:

– Impostazione dei singoli grafemi seguendo i suggerimenti delle pagine precedenti.

– Sequenze di grafemi.

– Suddivisione dei grafemi nelle quattro categorie (grafemi piccoli, grafemi alti, grafemi bassi, grafemi alti-bassi) e successive attività di memorizzazione.

– Scrittura di sillabe, parole bisillabe, trisillabe.

– Scrittura di frasi sempre più complesse.

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c) Il quaderno colorato 3° livello.

Questo quaderno viene utilizzato quando i bambini frequentano già oltre la seconda classe; serve per ridurre la dimensione della scrittura mantenendo i riferimenti spaziali e facilitando il lavoro al bambino.

 

Disgrafia e disagio psicologico.

Purtroppo è frequente che le difficoltà specifiche di apprendimento non vengano individuate precocemente e il bambino è costretto così a vivere una serie di insuccessi a catena senza che se ne riesca a comprendere il motivo.

Quasi sempre i risultati insoddisfacenti in ambito scolastico vengono attribuiti allo scarso impegno, al disinteresse verso le varie attività, alla distrazione e così questi alunni, oltre a sostenere il peso della propria incapacità, se ne sentono anche responsabili e colpevoli.

L’insuccesso prolungato genera scarsa autostima; dalla mancanza di fiducia nelle proprie possibilità scaturisce un disagio psicologico che, nel tempo, può strutturarsi e dare origine ad una elevata demotivazione all’apprendimento e a manifestazioni emotivo-affettive particolari quali la forte inibizione, l’aggressività, gli atteggiamenti istrionici di disturbo alla classe e, in alcuni casi, la depressione.

Il soggetto con disturbo di apprendimento vive quindi il proprio problema a tutto tondo e ne rimane imprigionato fino a che non si fa chiarezza, fino a che non viene elaborata una diagnosi accurata che permette finalmente di scoprire le carte.

La disgrafia pone il bambino di fronte alla certezza della propria incompetenza, poiché è l’aspetto più visibile del suo apprendimento; il suo quaderno è pasticciato, sgualcito, pieno di correzioni e segni rossi e di una serie di parole incomprensibili che sembrano gli scarabocchi dei piccoli quando “fanno finta” di scrivere. METODOLOGIE PER IL TRATTAMENTO DELLA DISGRAFIA

Quel quaderno è un segno tangibile della sua incapacità e l’alunno finisce per identificarsi con esso: non è la sua scrittura che non va bene, è egli stesso a non andare bene.

A scuola si scrive, ma non solo durante le ore di educazione linguistica: si scrive sempre, in ogni materia, si scrive anche troppo e quello zaino diventa il contenitore delle difficoltà.

Ma lo zaino non si lascia a scuola, si porta anche a casa, per fare i compiti per il giorno dopo, per mostrare il lavoro di scuola ai genitori e va a finire che quello zaino si finisce per portarlo sulle spalle ovunque, almeno fino a che non si trova una via di uscita.

Il bambino disgrafico, come spesso capita in genere al bambino con disturbo di apprendimento, vive sulla propria pelle la difficoltà; egli si trova a far parte di un contesto (la scuola) nel quale vengono proposte attività per lui troppo complesse e astratte, ma osserva che la maggior parte dei compagni si inserisce con serenità nelle attività proposte ed ottiene buoni risultati.

Sente su di sé continue sollecitazioni da parte degli adulti (“stai più attento!”; ” impegnati di più!”; “hai bisogno di esercitarti molto”…) e spesso non trova soddisfazione neanche nelle attività extrascolastiche, poiché le lacune percettivo-motorie possono non farlo “brillare” nello sport o non renderlo pienamente autonomo nella quotidianità.

Ecco che si percepisce come incapace e incompetente rispetto ai coetanei e inizia a maturare un forte senso di colpa; si sente responsabile delle genitori. Talvolta, per non percepire il proprio disagio mette in atto meccanismi di difesa che non fanno che aumentare il senso di colpa, come il forte disimpegno (“Non scrivo perché non ne ho voglia!”; “Non eseguo il compito perché non mi interessa”…) o l’attacco (aggressività).

Talvolta il disagio è così elevato da annientare il soggetto ponendolo in una condizione emotiva di forte inibizione e chiusura.

Ecco che è davvero importante individuare precocemente il problema, dare prima possibile il via ad un adeguato percorso, finalizzato sia alla riduzione della difficoltà specifica che alla maturazione di più adeguati livelli di autostima.

È chiaro che risulta indispensabile il coinvolgimento della scuola e della famiglia, in quanto luoghi e scenari di vita del soggetto: il riconoscimento della difficoltà, l’individuazione delle capacità, la comprensione del vissuto emotivo-affettivo, la valorizzazione degli ambiti di competenza e la promozione di più adeguati livelli di sviluppo, potranno garantire buoni risultati sia sul piano grafo-motorio che per il bambino “intero“.

 

Spero l’articolo possa esserti stato utile. 

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