BAMBINO AUTISTICO: PROGRAMMA DI INTERVENTO

 

1. Avere aspettative alte BAMBINO AUTISTICO: PROGRAMMA DI INTERVENTO

Non dare per scontato che il bambino non possa fare qualcosa; ci aspettiamo che invece si comporti correttamente, risponda alle domande, venga se chiamato e completi i lavori assegnatigli.

Siamo coscienti che possa impiegare più tempo a fare queste cose e che possa avere bisogno di aiuto, ma ci aspettiamo cose positive da lui e cerchiamo di prevenire i suoi comportamenti negativi.

 

2. Usare un approccio positivo

Cerchiamo di essere sempre positivi e stiamo attenti ad ottenere comportamenti appropriati.

Quando si comporta bene, facciamo commenti su di lui e rinforziamo i comportamenti con elogi verbali specifici.

Per ottenere nuovi buoni comportamenti, diamo altri rinforzi insieme agli elogi verbali o fisici (una pacca sulla spalla, un batti cinque. ecc) e primari (cibo).

Non permettiamo che ottenga un rinforzo finché non ha compiuto il comportamento che vogliamo rinforzare. Un accesso illimitato ai rinforzi toglie loro valore.

Ignoriamo i comportamenti inappropriati: alcuni comportamenti distruttivi o pericolosi possono richiedere una conseguenza, ma per molti altri iniziamo ignorandoli, commentarli, guardarli o porvi attenzione può essere rinforzante. Quando spieghiamo delle regole, lo facciamo in termini positivi, diciamo “siediti sulla sedia”, invece che “non alzarti”, infatti occorre dire quello che DEVE fare invece di cosa NON DEVE fare.

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3. Richiedere una risposta

Non CHIEDIAMO di fare qualcosa, ma DICIAMO di farlo. Dopo aver fatto la richiesta, diamo un po’ di tempo per rispondere, quindi aiutiamo ad eseguire quanto richiesto. Qualunque risposta riusciamo a farci dare (anche se siamo costretti ad usare un aiuto fisico), lo premiamo per aver eseguito quanto richiesto .

Non permettiamo mai che un’istruzione (comando) non venga completata. Se si facesse questo, il bambino imparerebbe invece che le risposte non sono sempre necessarie e quello che lui esegue non è importante, quindi dobbiamo sempre essere sicuri di avere una risposta.

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4. Ignorare comportamenti non adeguati

Poniamo attenzione al bambino quando vediamo un comportamento che vogliamo che si ripresenti e ignoriamo i comportamenti che vogliamo fermare.

E’ un errore incoraggiare OGNI tipo di comunicazione, perché è così raro ottenerla , ma bisogna assicurarsi di rinforzare in modo diverso la comunicazione rilevante e quella no, altrimenti si avranno più atteggiamenti irrilevanti, perché il bambino capisce che attira la nostra attenzione.

Quando la risposta o l’azione del bambino è rilevante, siamo generosi coi complimenti ed con i rinforzi alimentari e spieghiamo la connessione tra quanto il bambino ha detto o fatto e l’evento relativo.

 

5. Parlare in modo lento, chiaro e specifico

Il bambino può avere dei problemi a decodificare quello che stiamo dicendo, quindi parliamo in modo chiaro perché riceva tutte le indicazioni verbali; successivamente parleremo nel modo più normale possibile, in modo che capisca TUTTI, non solo gli operatori che quotidianamente lavorano con lui.

Ci assicuriamo che il bambino ci guardi, affinché possa cogliere anche i suggerimenti non verbali. Usiamo i nomi come nomi, gli aggettivi come tali e i verbi anche.

Per esempio se stiamo insegnando i colori usando dei blocchi colorati, non diciamo “questo è blu”, ma ” questo è un blocco blu”. Evitiamo anche di fare inavvertitamente una domanda se intendiamo dare un comando.

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6. Usare una comunicazione che prepari agli eventi successivi o ai cambiamenti.

Solitamente il soggetto autistici si oppone ai cambiamenti e preferisce la monotonia, probabilmente perché non riesce a capire completamente e a prestare attenzione a tutte le indicazioni ambientali che annunciano che sta per avvenire una transizione.

Altre volte si focalizza solo su una parte della situazione e non sulla sua interezza, perciò non recepisce i segnali che giungono dall’ambiente e rimane concentrato solo sull’attività che sta eseguendo in quel momento.

Ha bisogno di sapere quali attività vengono prima, quali dopo e quali per ultime, perciò avvisiamo il bambino quando un’attività deve cambiare: “tra 5 minuti smetteremo di mettere gli incastri” e deve iniziarne un’altra “quando finirai gli incastri metteremo i chiodini”; lo prepariamo se verrà qualcuno in classe , o se sta per accadere qualcosa di insolito o che può creare paura.

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7. Non alzare la voce, afferrare il bambino o minacciarlo di punizioni

Alzare la voce sembra un modo naturale per ottenere arrendevolezza, ma il bambino autistico è ipersensibile nell’udito, infatti quando c’è confusione in refettorio o in un altro ambiente tende a tapparsi le orecchie, perciò alzando il tono della voce si può recare fastidio.

Inoltre, se alziamo la voce perché abbiamo già dato un comando 4 o 5 volte trasmettiamo al bambino l’impressione che l’unica volta che facciamo sul serio è quando alziamo la voce e che quindi non ci aspettiamo che lui obbedisca se non quando gridiamo.

Per evitare questo problema, occorre dare un comando alla volta e, se non obbedisce, bisogna aiutarlo a fare quanto richiesto nel modo meno intrusivo possibile. Ad es, se con voce calma abbiamo già detto al bambino 2 volte di sedersi e lui è ancora in piedi, gli mettiamo la mano sulla spalla e lo guidiamo sulla sedia. Quando si siede, gli diciamo “bravo, ….., per esserti seduto, mi piaci quando mi ascolti” e il bambino capirà che facciamo sul serio.

Invece che inseguire o afferrare ….. che fugge via, gli diciamo cosa dovrebbe fare (“devi tornare qui”) e offrirgli la possibilità di tornare da solo. (Es, “appena torni e finiamo questo lavoro, avrai un pezzo di cracker”).

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8. Non permettere che i comportamenti negativi portino al risultato di evitare le richieste

Se diamo un’istruzione al bambino e lui fa un capriccio, ci ignora, si autostimola, se ne va via, o rifiuta di fare l’attività, dobbiamo continuare a insistere finché il compito non sarà completato. Aspettiamo che sia calmo e ci assicuriamo che il compito sia completato.

Usiamo una frase che aiuti la sua motivazione. (Es. “so che non ti piace andare sovente in bagno, ma appena avrai fatto la “pipì” ti darò ciò che hai chiesto”.)

Questo risulterà una situazione in cui tutte e due le parti avranno vinto, che è quello che noi auspichiamo sempre, infatti permettere a un bambino di sottrarsi ai suoi compiti è un rinforzo molto potente per i loro comportamenti di evitamento (capricci ecc) e sarà un’abitudine molto difficile da eliminare, una volta che si sia stabilita.

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9. Ottenere attenzione, rinforzare e aspettarsi il protocollo base “apprendimento/ partecipazione”.

Spesso il bambino ha difficoltà a prestare attenzione alle cose importanti e si concentra su aspetti irrilevanti di quello che stiamo dicendo o facendo oppure è distratto dai suoi stessi interessi, azioni, o bisogni sensoriali.

Per insegnargli in modo efficace, dobbiamo prima ottenere la sua attenzione, questo significa che deve essere in un punto preciso della stanza, preferibilmente seduto e ci deve guardare. Le mani non devono muoversi nell’aria, giocare con qualcosa od essere messe in bocca.

Le mani devono essere pronte per lavorare.

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10. Non arrendersi riguardo le routines o le manie.

Spesso i bambini di questo tipo hanno manie o rituali che si sentono obbligati a eseguire.Spesso, il bambino pretenderà che anche gli altri aderiscano alle sue routines. Per es., conosco un bambino che deve contare 10 scalini mentre sale. Se sbaglia a contare o se gli scalini non fanno la somma di 10, il bambino insiste che lui e la mamma ripartano e ricontino nuovamente i gradini della scala.

Probabilmente questo è un comportamento simile a quello del disturbo ossessivo-compulsivo.E’ come se il bambino credesse che qualcosa di brutto potrebbe accadere se la stessa routine non viene seguita. Quando la routine è completata, c’è un senso di sollievo e le “cose brutte” non accadranno. Fermare il bambino dall’eseguire la routine (o il rituale) può risultare in una brutta crisi d’ira.

Arrendersi alla routine dopo tutto ciò  rinforzerà la routine e non una cosa buona! Non fate di tutto per eliminare tutte le routine e i rituali. Per quelli che non sono pericolosi e non violano i diritti altrui (es, allineare le macchine nella stanza dove gioca), puoi semplicemente ignorargli. Ma non permettere al bambino di chiedere che anche gli altri eseguano le loro routine o rituali e non permettete che lui li faccia in tutta la casa o a scuola. Farà capricci, ma saranno ignorati ( se non c’è pericolo fisico).

Quando si ignora un comportamento che in precedenza aveva avuto molte attenzioni, probabilmente il comportamento peggiorerà prima di migliorare. Siate pazienti e ignorate coerentemente per almeno 3 settimane ( il tempo che si sviluppi una nuova abitudine).

Se il comportamento non diminuisce, sarà richiesta un’altra strategia ( forse l’attenzione non era la motivazione del comportamento).

 

11. Establish, reinforce, and expect the basic “learning/ attending protocol.”

Spesso le persone con autismo hanno difficoltà a prestare attenzione alle cose importanti, e si concentrano su aspetti irrilevanti di quello che stiamo dicendo o facendo o sono distratti dai loro stessi interessi, azioni, o bisogni sensoriali.

Per insegnare loro in modo efficace, dobbiamo prima ottenere la loro attenzione. 

Questo significa che devono essere in un punto preciso della stanza, preferibilmente seduti, e guardarti. Le mani non devono muoversi nell’aria, giocare con qualcosa, o massaggiare il loro corpo. Le mani devono essere pronte per lavorare.

 

Questo è esattamente come deve essere il protocollo “Apprendimento/partecipazione”:

a. dare il comando “seduto”. Se il bambino non si siede, lo aiutiamo fisicamente a farlo, quindi lodiamo il bambino per “essersi seduto bene”

b. dare il comando: “mani sulla tavola” o “mani pronte”. Se il bambino non lo fa, lo aiutiamo fisicamente a farlo, quindi lodiamo il bambino per aver smesso di compiere movimenti stereotipati con le mani

c. dare il comando: “guardami”. Se non ci guarda, aspettiamo e, quando avremo anche un piccolissimo contatto oculare, lo elogiamo per il “fatto di stare a guardarci” e gli presentiamo un’attività piacevole .

Ci accertiamo sempre che queste tre cose siano presenti prima di dare un’istruzione, un’attività o una ricompensa. Questo preparerà il bambino a imparare, aiuterà a controllare gli stimoli esterni, e insegnerà al bambino l’abitudine di imparare e ascoltare quello che gli si sta insegnando.

 

Queste raccomandazioni sono state adattate dal lavoro di Martin A. Kozloff, the Judevine Center for Autism, Applied Behavioral Analysis, e di molti genitori e insegnanti.

 

RISORSE CONSIGLIATE PER TE CHE COSA È IL METODO T.E.A.C.C.H. PER I BAMBINI AUTISTICI.

Se hai voglia di confrontarti con me contattami pure sulla mia pagina Facebook: DIDATTICA PERSUASIVA.

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