ADEGUARE GLI OBIETTIVI DELLA CLASSE

ADEGUARE GLI OBIETTIVI DELLA CLASSE ALLE ESIGENZE DEL BAMBINO DIVERSAMENTE ABILE.

Se gli sforzi di adeguamento delle attività della classe vengono richiesti solo all’alunno portatore di handicap, non possiamo parlare di una vera integrazione. Questa infatti, richiede sia al gruppo accogliente che all’allievo inserito una serie di cambiamenti capaci di consentire loro occasioni di collaborazione e aiuto reciproco. ADEGUARE GLI OBIETTIVI DELLA CLASSE

 

Ma per la classe in cosa consiste il cambiamento? Vuol dire fare qualcosa di estremamente produttivo ai fini dell’integrazione: adeguare i suoi obiettivi alle esigenze del disabile, con la consapevolezza che questo adeguamento possa giovare ad entrambi.

Vediamo ora nel concreto quali attività la classe potrebbe realizzare per tendere una mano al compagno in difficoltà e quali vantaggi, sul piano cognitivo, essa può trarre da questa esperienza.

Non si tratta di chiedere ad un bambino di quinta elementare di ritornare a ripetere l’alfabeto, ma di cercare tutte le occasioni possibili per avvicinarsi al lavoro del disabile. Se, per esempio, un bambino sta lavorando sulla discriminazione dei colori, si possono programmare delle lezioni sullo spettro solare e i colori dell’iride; se sta imparando la successione dei numeri servendosi della retta numerica, la classe può lavorare sugli assi cartesiani che, in fondo, non sono altro che due rette numeriche perpendicolari (F. CELI.) Queste che abbiamo indicato sono operazioni estemporanee che saltuariamente possono essere realizzate in una classe.

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In maniera più sistematica possono essere programmate le seguenti attività:

Il ripasso frequente degli argomenti di studio.

Rappresenta un primo tentativo di andare incontro alle esigenze del compagno più debole e non è detto che sia una perdita di tempo per la classe. Spesso, infatti, nelle classi non sono pochi gli alunni che hanno bisogno di ripetere parti del programma non ancora assimilate. ADEGUARE GLI OBIETTIVI DELLA CLASSE

L’operatività estesa a tutte le discipline, e non solo a quelle tecniche o artistiche.

Agevola sicuramente l’apprendimento del bambino portatore di handicap perchè risponde al suo bisogno di concretezza, ma costituisce anche una occasione preziosa per tutti quegli alunni che vivendo con fatica l’esperienza scolastica, possono trarre motivazione dalle attività pratiche (costruire cartelloni, fare esperimenti, utilizzare il mezzo informatico ai fini didattici, etc.).

Il lavoro sulle abilità di studio.

Consiste i n particolare nell’evidenziare il concetto chiave di un brano di lettura, nel sottolineare le parti più importanti e nello schematizzare in maniera gerarchica i concetti. Rappresenta un’attività molto preziosa per un soggetto in difficoltà e costituisce, per la classe, un’occasione per abbandonare una concezione esclusivamente nozionistica dello studio e intraprendere un percorso più attento ai processi che ai contenuti.

Abbiamo visto come la presenza in classe dell’alunno che necessità dell’insegnante di sostegno può diventare una opportunità positiva per tutti.

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Nel programmare le attività per la classe, non sempre si presta la dovuta attenzione alle esigenze del disabile e questo avviene soprattutto per tre motivi:

1) il rallentamento dei lavori della classe (i programmi sono ampi e non si può modificare il percorso o tornare indietro per aspettare il compagno più lento);

2) la convinzione che i diritti della maggioranza a svolgere il proprio programma siano prioritari rispetto ai diritti del disabile che è solo;

3) la convinzione di non avere nulla da guadagnare nel tornare indietro nel programma, nell’utilizzare modalità operative per la comprensione di concetti astratti, nell’aiutare alunni in difficoltà (F. CELI).

Logiche di questo tipo difficilmente portano ad una reale integrazione.

 

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Se hai voglia di confrontarti con me contattami pure sulla mia pagina Facebook: DIDATTICA PERSUASIVA.  

 

Buon lavoro.

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