MOTIVARE GLI STUDENTI AD APPRENDERE

MOTIVARE GLI STUDENTI AD APPRENDERE

Fattori motivazionali.

Spesso avrai sentito dire che alcuni studenti sono naturalmente motivati, mentre altri sono naturalmente pigri o “non portati” per lo studio.

È possibile che vi sia un fondo di verità in queste affermazioni, ma allo stesso tempo essa porta con sé l’assunzione che poco può essere fatto per rendere gli studenti  motivati. In effetti niente è più lontano dalla verità, soprattutto se diventiamo consapevoli del fatto che la motivazione dipende in gran parte dal funzionamento del sistema cognitivo, ed i processi cognitivi possono facilmente cambiare nel corso del tempo.

Come saprai, una delle prime teorie cognitive sistematiche della motivazione è stata elaborata da Lock (aggiustamento dello scopo) nel quale affermava che il comportamento umano fosse sempre orientato ad uno scopo, poiché gli individui investono le proprie energie nel raggiungimento dei loro traguardi o obiettivi

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Ti ricordo che l’OBIETTIVO possiede due caratteristiche chiave:MOTIVARE GLI STUDENTI AD APPRENDERE

1. La DIFFICOLTÀ  che deve essere considerata accettabile.MOTIVARE GLI STUDENTI AD APPRENDERE

2. L’IMPEGNO che si riferisce al livello di determinazione mostrato dall’individuo nel raggiungere l’obbiettivo stesso.

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Le prove empiriche hanno determinato che la teoria di Lock è sulla giusta via, studi sperimentali in laboratorio hanno ottenuto conferme alla previsione, secondo cui: 

 

LA PRESTAZIONE IN RELAZIONE AD UN COMPITO È POSITIVAMENTE CORRELATA CON LA DIFFICOLTÀ DELL’OBIETTIVO

 

In parole povere, le prestazioni dei nostri studenti saranno migliori se  adeguatamente commisurate alle difficoltà del compito a cui gli sottoponiamo. 

 

UN COMPITO TROPPO DIFFICILE O TROPPO FACILE PRODUCE UN EFFETTO  DEMOTIVANTE

 

Vi sono vari ingredienti, perché un insegnante possa migliorare le prestazioni dei propri studenti e la loro motivazione ad impegnarsi nello studio:

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1. L’OBIETTIVO DEVE ESSERE CHIARAMENTE SPECIFICATO;

Capita spesso, che si presenti un nuovo compito senza le dovute “presentazioni” e che non si descriva adeguatamente che cosa si riuscirà a fare dopo aver acquisito le informazioni che si stanno per spiegare, tale fase è importante, perché genera nell’alunno una strada “immaginaria” da percorre, infatti, sapere di partire da un punto A per arrivare ad un punto B genera sicurezza, e  sicuramente più rasserenante dell’affrontare qualcosa di nuovo non sapendo dove si stia andando.  

2. L’OBIETTIVO PROPOSTO DEVE ESSERE DIFFICILE, MA ALLA PORTATA DELLE ABILITÀ MEDIE DEI PROPRI STUDENTI.

Non bisognerebbe scomodare la Docimologia per comprendere che per un insegnante è fondamentale conoscere il livello di partenza dei propri alunni o la fase in cui sono arrivati prima di partire per un nuovo argomento e dunque se non si è a conoscenza di questo tipo di informazioni vale la pena fare un’indagine, magari con delle domande a risposta chiusa sull’argomento (soprattutto se non si conosce la classe). 

Detto questo, uno dei generatori motivazionali più validi negli alunni è sicuramente  quello di sfruttare la zona di sviluppo prossimale scoperta dal brillante Lev Semënovič Vygotskij, proponendo un compito difficile ma alla portata del livello raggiunto dagli alunni.

 

3. OCCORRE CHE GLI ALUNNI SIANO IMPEGNATI COMPLETAMENTE NEL RAGGIUNGIMENTO DELL’OBIETTIVO, FARLO CONDIVIDERE CON  UN COMPAGNO  PUÒ ESSERE D’AIUTO PER FARLI SENTIRE IMPEGNATI VERSO L’OBIETTIVO STESSO.

Sappiamo bene quanto l’insegnante debba essere un coach e quanto debba pretendere molto dai propri alunni perché questi siano spinti a fare e a dare di più, del resto Gordon su questo ha scritto diversi testi interessanti. 

Un contesto relazionale positivo: l’apprendimento trae il massimo beneficio da buone relazioni tra allievo e insegnante, tra allievo e gruppo classe, tra insegnanti e famiglie, tra colleghi insegnanti, tra insegnate e Dirigente Scolastico. 

Potremmo dire che interpretare il ruolo di insegnante anche come  coach significa instaurare con i nostri alunni una di quelle rare relazioni umane nelle quali si fa capire che di fronte a loro si ha  una persona che crede in loro, che li supporta nelle decisioni e nel cammino da intraprendere, che li stimola senza fare troppe pressione, e che riesce a tirar fuori le loro potenzialità e le “loro” soluzioni in modo non invasivo. 

La potenza di questa relazione deve essere instaurata soprattutto attraverso il coaching/tutoring tra studenti,  e tale pratica si rivela spessissimo un efficace catalizzatore di risultati a costo zero per l’insegnante.

 

4. OFFRIRE OBIETTIVI A MEDIO O A BREVE TERMINE È PIÙ EFFICACE DI QUELLI A LUNGO TERMINE.

Offrire obiettivi raggiungibili nel breve e nel medio periodo è certamente più motivante e mentalmente più facilmente visualizzabili di quelli a lungo periodo, mostrare o elencare obiettivi a 6 mesi non ha molto senso per un bambino e neanche per un adolescente, soprattutto se si pensa che queste categorie di persone hanno un sistema di ragionamento basto sulla concretezza cognitiva,  del resto è più facile per tutti riuscire ad immaginare una quantità di lavoro da svolgere di una giornata o di una settimana piuttosto che  quella di immaginare un determinato traguardo a fine anno (soprattutto se complesso, potrebbe risultare scoraggiante). 

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5. È NECESSARIO CHE SI DIANO INFORMAZIONI REGOLARI SUI PROPRI RISULTATI AGLI STUDENTI

È necessario offrire informazioni regolari circa i propri progressi agli studenti durante la fase di lavoro, le correzioni in itinere o prove intermedie prima di quelle finali, possono essere ottimi strumenti per far prendere coscienza del punto preciso in cui si è rispetto allo scopo, non solo per gli studenti ma soprattutto per gli insegnanti! 

 

6. OCCORRE PREMIARE PER GLI OBIETTIVI RAGGIUNTI ED USARE QUESTA EVIDENZA PER SPINGERE A PORSI OBIETTIVI FUTURI.

Dopo un lungo lavoro non vi è niente di meglio che qualcuno che ci premi per il lavoro svolto, nel coso dei nostri studenti le ricompense non possono limitarsi solo ad un numero su di un foglio, ma credo che la ricompensa più grande sia la nostra approvazione (motivazione estrinseca) che deve trasformarsi necessariamente in autogratificazione (motivazione intrinseca) per aver svolto e aver portato a termine un buon lavoro. 

 

7. OCCORRE GUIDARE GLI STUDENTI AD ESSERE REALISTICI CIRCA LE RAGIONI DI UN FALLIMENTO NEL RAGGIUNGIMENTO DI UN OBIETTIVO.

Vi è una tendenza sia negli adulti che nei bambini (tendenza come auto favoritismo) secondo la quale le persone attribuiscono le ragioni dei propri insuccessi  a fattori esterni piuttosto che a fattori interni.

Tuttavia è possibile migliorare le future possibilità di successo semplicemente essendo più sinceri con se stessi, aiutare i propri studenti a mettersi in discussione e a riflettere sui propri atteggiamenti o azioni che hanno portato a degli errori è uno dei fattori di grande aiuto per la maturità e la crescita personale.

Facciamo questo astenendoci da giudizi di valore sulle persone ma concentrandoci solo sulle sulle azioni da migliorare. 

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È IMPORTANTE NOTARE CHE NON È NECESSARIO PRENDERE IN CONSIDERAZIONE TUTTI I PUNTI APPENA ELENCATI PER OTTENERE CAMBIAMENTI ANCHE IMPORTANTI.

 

Se ad esempio  ponete ai vostri studenti un obiettivo chiaro ed a medio termine, ma non offrite informazioni sul loro progresso, è improbabile che raggiungeranno l’obiettivo con successo.

 

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APPROFONDIMENTO 1:  MOTIVARE-E-ORIENTARE-GLI-STUDENTI-NELLAPPRENDIMENTO.pdf (490 download)

APPROFONDIMENTO 2:  SAGGIO-MOTIVAZIONE-ALLAPPRENDIMENTO.pdf (379 download)

Se hai voglia di confrontarti con me contattami pure sulla mia pagina Facebook: DIDATTICA PERSUASIVA.

BUON LAVORO! 

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