DIDATTICA PERSUASIVA

INCOERENZA EDUCATIVA: QUANDO LA COLPA È DEI GENITORI.

INCOERENZA EDUCATIVA

Dalle teorie di Bowlby e dagli studi sperimentali della Ainsworth risulta un dato certo: i bambini, soprattutto nel corso dei primi due anni di vita, hanno bisogno di stabilità e non di incoerenza educativa, di certezze, di figure di riferimento affidabili.

Se questi elementi venissero a mancare, le conseguenze potrebbero essere così gravi da determinare l’insorgenza di problemi psichici e di turbe comportamentali, il cui eco continuerà a risuonare non solo nel corso dell’infanzia, ma a volte anche nelle età successive.

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Cosa può turbare la vita di un bimbo in maniera così profonda?

Non si può dare una risposta univoca a tale domanda, perché i fattori che fanno vacillare gli equilibri infantili sono molteplici e vanno ricercati, soprattutto, all’interno dei rapporti educativo-affettivi.

La separazione della coppia genitoriale, per esempio, è un evento potenzialmente pericoloso, perché può predisporre il figlio allo sviluppo del Disturbo Oppositivo Provocatorio o d’altre forme di aggressività, specie quando marito e moglie non spiegano le motivazioni della loro decisione.

Mantenere nel mistero le cause della conflittualità può essere svantaggioso,  perché il bambino, attraverso fantasmagoriche interpretazioni, arriva ad attribuire a se stesso la colpa di ciò che sta accadendo, sentendosi responsabile dell’infelicità di mamma e papà.

Ma il problema non è solo questo perché, come dimostra Hetherington nel suo studio sugli effetti del divorzio, la separazione dei genitori crea necessariamente uno sconvolgimento delle dinamiche familiari che si ripercuote, direttamente o indirettamente, anche sull’educazione dei figli.

Lo scioglimento di un matrimonio è una esperienza poco piacevole per tutte le persone che ne sono coinvolte, esso segna la fine di una storia e l’inizio di un periodo fatto di incertezze, di sacrifici, una fase segnata dalla ricerca attiva di nuovi equilibri.

Gli ex coniugi vengono chiamati a svolgere un compito molto difficile, devono inventarsi una nuova vita, delle nuove abitudini, devono compenetrarsi nei loro nuovi ruoli ed in questa affannosa costruzione del loro domani, spesso si dimenticano di vivere il presente e di concedere ai figli quella attenzione di cui hanno bisogno.

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Dai dati raccolti da Hetherington risulta, infatti, che i genitori divorziati rispetto a quelli sposati, pretendono meno dai figli per quanto riguarda la responsabilità, comunicano con essi in modo meno efficace, tendono ad essere meno affettuosi e mostrano una marcata incoerenza nei loro confronti, per quanto riguarda la disciplina ed il controllo.

 

Commettono degli errori educativi, insomma, e così aumentano il rischio che i loro bimbi sviluppino problematiche emotive e comportamentali, infatti, secondo i dati del National Survey of Children, la minoranza di bambini che esibisce un comportamento aggressivo e antisociale in casa, a scuola o nel gioco, è rappresentata più ampiamente tra i bambini di divorziati che tra quelli appartenenti a famiglie normali.

 

Inoltre sempre le stesse fonti ci informano che, nel periodo della scuola elementare, i  figli di genitori divorziati hanno una probabilità doppiarispetto ai soggetti che appartengono a famiglie intatte, di aver bisogno di una cura psichiatrica.

Anche gli errori educativi dunque, possono portare a problematiche psicopatologiche

 

Come fare, allora, ad evitarli?

Non esistono né regole, né metodi infallibili, l’unica cosa da fare è cercare di seguire sempre il saggio principio aristotelico del “giusto mezzo”, perché soltanto evitando gli eccessi (lassismo ed iperprotezione), si può favorire il naturale sviluppo del bambino.

 

Durante la crescita, infatti, bisognerà dargli amore e protezione, occorrerà sostenerlo, controllarlo, aiutarlo, ma sempre nel rispetto della sua libertà.

Gli si dovrà stare sempre vicino, ma quando lui avvertirà l’esigenza di un pizzico in più di libertà, bisognerà dargli fiducia e lasciare che faccia le sue esperienze, perché solo così potrà imparare a controllare se stesso e divenire autonomo.

 

È comunque fuor di dubbio che educare un figlio è un processo molto delicatoche richiede sensibilità e fermezza, anche quando la convinzione di star facendo bene lascia spazio a qualche perplessità.

 

Le incertezze e la paura di sbagliare, del resto, sono insite nello stesso atto educativo, perché chi educa sa di essere investito di una grande responsabilità e sa di dover divenire per il bimbo una sorta di modello da imitare, è proprio per questa ragione che i coniugi devono essere in grado di gestire le proprie ansie, in modo da apparire, agli occhi dei figli, sicuri delle proprie idee.

 

L’incoerenza e le indecisioni genitoriali, infatti, possono incidere negativamente sugli equilibri infantili, sono da biasimare, quindi, sia quei genitori che, a causa di una divergenza di vedute, non riescono ad accordarsi sulla scelta dei principi da trasmettere ai figli, sia quelli che, a causa d’inesperienza o di un’indole insicura, continuano ad alternare metodi educativi diversi alla ricerca di quello più proficuo.

 

Questi ultimi possono sperimentare autoritarismo e lassismo, iperprotezione e indifferenza, e nel frattempo confondere il bambino con direttive contrastanti che lo avvolgono in un vortice di norme incerte e ambigue, tra le quali vaga senza sapere che direzione prendere.

 

Una simile confusione di valori è conseguente anche ad un’altra situazione educativa, quella che si viene a creare quando le cure del bimbo vengono affidate ad un continuo alternarsi di sostituti materni che amplificano l’incoerenza educativa.

Tale condizione, comune nella realtà degli istituti infantili dove, per ovvie necessità, le figure di accudimento si sostituiscono ad ogni turno, purtroppo si verifica con sempre maggiore frequenza, anche all’interno delle famiglie normali.

Le madri moderne, infatti, a causa dei loro molteplici impegni, non riescono più a trovare il tempo da dedicare ai loro figli e così li affidano alla nonna, poi alla zia, alla baby-sitter, e ancora alla vicina di casa, senza rendersi conto del danno psicologico ed emotivo che possono produrre nel bambino.

Barkley (1998) ha proposto un elenco di fattori di rischio, ordinati per livello d’importanza, associati allo sviluppo dell’ADHD

 

Contrapposti ai fattori di rischio è stata elaborata una lista di fattori che possono  essere definiti “protettivi” che consentono di mantenere un equilibrio in condizioni di esposizione a fattori di rischio e aiutano il ragazzo a limitare gli esiti negativi del ADHD (Campbell,1990).

 

Tra questi ricordiamo: 

 

Numerosi studi di genetica (per una rassegna, Levy, 1999) hanno dimostrato che alcune caratteristiche dei genitori sono predittive della presenza dell’ADHD nel figlio. 

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Fattori di rischio sono:

 

La stessa presenza di problematiche attentive e/o comportamentali nei genitori, rappresentano un importante elemento di rischio per l’insorgenza del ADHD: in questo caso, le probabilità di un genitore con ADHD di avere un figlio con lo stesso disturbo arrivano fino al 57% (Biederman et al., 1995). 

 

Gli stili educativi a rischio che favoriscono l’insorgenza delle condotte aggressive infantili invece, possono essere racchiusi in 4 punti principali:

 

Permissivismo: è caratterizzato da una mancanza di regole definite, che  impedisce al bambino di capire quali saranno le risposte genitoriali alle sue azioni.

 

Incoerenza: i genitori mancano di tempismo nei loro interventi, alternano punizionie ricompense senza una ragione precisa, lasciandosi molto condizionare dai loro stati d’animo.

 

Rifiuto: la coppia parentale trascura il figlio, esercita su di lui uno scarso controllo, e nei suoi riguardi nutre aspettative molto basse. Il rapporto genitori-figli è freddo poco comunicativo.

 

Disinteresse: i genitori, forse per la volontà di non apparire opprimenti, lasciano molta libertà al bambino, arrivando a non mostrare il giusto grado di interesse  per le sue attività, i suoi pensieri, i suoi stati d’animo.

Questa mancanza d’informazioni impedisce loro di conoscere bene il figlio e soprattutto li mette nell’impossibilità di comprendere il problema che egli manifesta.

 

Uso eccessivo delle punizioni: è tipico di quelle famiglie che credono di poter contrastare l’aggressività dei figli facendo uso di punizioni corporali.

Si tratta di uno degli errori educativi più clamorosi in quanto significa voler insegnare al bambino a non usare la violenza, utilizzandola contro di lui.

Questi genitori non capiscono che se il bambino è già di per sé aggressivo, la punizione non farà altro che rafforzare ancor più la sua tendenza, in quanto egli imparerà dai loro modello comportamentali, che l’aggressività è il mezzo più utile per imporre la propria volontà.

 

Iperprotezione: questo stile educativo è caratterizzato da un controllo  genitoriale eccessivo che opprime il bambino e ostacola lo svolgimento di quelle  esperienze che sono importanti per la sua crescita sociocognitiva.

Un rapporto di tal genere, oltre a rendere il soggetto poco sicuro di se stesso, può determinare atteggiamenti di ribellione capaci di sfociare in vere e proprie condotte aggressive, caratterizzate, in particolare, da un rifiuto dell’autorità adulta.

 

Buon Lavoro! 🙂

 

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