TIPI DI BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI

Contrariamente a quanto spesso si crede, i BES (bisogni educativi speciali) non sono una categoria diagnostica e di per sé non identificano un disturbo, poiché qualunque studente può manifestare dei bisogni educativi speciali nel corso del suo percorso di studi. TIPI DI BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI

Ciò riferito ad una difficoltà che dà diritto ad un intervento personalizzato; non è un concetto clinico, bensì pedagogico. Qualunque studente dunque può avere dei bes (anche temporanei) per diversi motivi: fisici, biologici, fisiologici, psicologici e sociali.

Secondo la C.M. n° 8 del 6 marzo 2013 l’area dei BES comprende:

“lo svantaggio sociale e culturale, i disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, le difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse ”.

Come si può facilmente evincere, non ha senso parlare di “diagnosi BES” perché all’interno di questa categoria rientra un gruppo fortemente eterogeneo di persone, sia con diagnosi molto diverse tra loro, sia senza diagnosi.

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Altri tipi di certificazioni.

L’ area dello svantaggio scolastico, indicata come area dei Bisogni Educativi Speciali (BES) è molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit (legge 104) o disturbi specifici di apprendimento (DSA, legge n°170/2010).

La Normativa richiama l’attenzione della scuola ad una ampia gamma di situazioni che richiedono capacità di lettura pedagogica, di analisi e di specifici interventi. Non è possibile compilare un elenco esaustivo di tali situazioni, tuttavia possono essere di aiuto la descrizione delle tipologie di BES presenti nella Direttiva e nella Circolare Ministeriale come punto di partenza per una prima analisi delle difficoltà, al fine di orientare i docenti sia per un’interpretazione più attenta dei bisogni degli alunni, sia nei casi di una nuova segnalazione di studenti con BES.

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Quadro delle principali situazioni di alunni con BES individuate nella Direttiva Ministeriale:

1. Deficit del linguaggio (DSL).

I DSL sono dei disturbi nell’acquisizione del linguaggio che colpiscono ragazzi senza altri problemi neurologici e fisici. Il ragazzo con DSL ha dunque un linguaggio che è caratterizzato da: ritardo nella comparsa e nel successivo sviluppo; frequenza anormale di errori (essi compiono gli stessi errori compiuti da bambini normo-sviluppati nelle fasi più precoci dello sviluppo del linguaggio); errori anomali cioè non tipici dello sviluppo linguistico normale.

I Disturbi specifici del linguaggio sono spesso associati a problemi, quali la difficoltà di lettura e di ortografia, anomalie nei rapporti interpersonali ed emotivi e disturbi comportamentali.
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2. Deficit delle abilità non verbali.

Si può trattare di un disturbo della coordinazione motoria, della disprassia, del disturbo non-verbale o – più in generale – di bassa intelligenza non verbale associata ad alta intelligenza verbale, qualora però queste condizioni compromettano sostanzialmente la realizzazione delle potenzialità dell’alunno nella coordinazione motoria.

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3. Disturbo da deficit dell’attenzione e dell’ iperattività ( Attention Deficit Hyperactivity Disorder o DIDA) è caratterizzato da un livello di attenzione scarso, inadeguato per lo sviluppo, o da aspetti di iperattività e impulsività inappropriati all’età del ragazzo.

L’ADHD si può riscontrare anche spesso associato ad un DSA o ad altre problematiche, ha una causa neurobiologica e genera difficoltà di pianificazione, di apprendimento e di socializzazione con i coetanei.

L’ADHD si accompagna spesso ad uno o più disturbi dell’età evolutiva: disturbo oppositivo provocatorio; disturbo della condotta in adolescenza; disturbi specifici dell’apprendimento e disturbi dell’umore.

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4. Deficit di memoria.

La memoria a breve termine riveste un ruolo cruciale nell’apprendimento, la sua compromissione porta a difficoltà di acquisizione di nuove informazioni rendendone problematica la ritenzione e di conseguenza l’apprendimento. Sono comuni in questi ragazzi difficoltà di elaborazione di informazioni visive ed uditive. 

Le informazioni verbali “entrano da un orecchio ed escono dall’altro”, mentre quelle visive si traducono in errori di copiatura ed omissioni delle ultime sillabe di una parola e delle ultime parole di una fra se durante la lettura.

L’uso di espressioni verbali e scritte molto semplici sono un’ulteriore conseguenza di un deficit nella memoria a breve termine. Spesso questo deficit è correlato ad altri disturbi come quelli specifici di apprendimento (DSA) o quelli che riguardano l’attenzione (ADHD).

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5. Disturbo di ansia generalizzata.

Nel linguaggio comune il termine “ansia” viene spesso usato in modo improprio, riferendosi a generiche condizioni di apprensione, nervosismo e stress, che nulla hanno a che vedere con il disturbo psichiatrico vero e proprio.

L’ansia patologica non è un semplice disagio transitorio, ma una reazione abnorme che interferisce seriamente con le prestazioni psico-intellettive, impedendo di fissare la mente su problemi e situazioni specifiche e di elaborarli, limitando la possibilità di svolgere le attività abituali.

Si ha così uno stato continuo e persistente di preoccupazione per diversi eventi, che risulta eccessivo in intensità, durata o frequenza rispetto alle reali circostanze, che invece rappresentano eventi temuti dal soggetto. Questo disturbo non insorge necessariamente in risposta a stimoli esterni, anche se eventi stressanti o un ambiente complessivamente sfavorevole possono aggravarne le manifestazioni.

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6. Disturbo Aspecifico dell’apprendimento.

Il Disturbo Aspecifico di Apprendimento riguarda difficoltà di apprendimento in relazione a capacità cognitive al di sotto della media oppure è correlato a patologie di vario tipo: sensoriali, neurologiche, genetiche, organiche e psicologiche.

In queste situazioni le difficoltà sono spesso generalizzate, quindi non solo nelle competenze “di base”, cioè nella lettura, scrittura, calcolo, ma anche nei processi logici. Spesso le capacità cognitive sono inferiori alla media prevista per l’età del ragazzo anche se non rientrano nei canoni di una disabilità certificata con la legge 104.

Inoltre in certi casi il disturbo aspecifico dell’apprendimento p uò anche essere relativo ad una scarsa stimolazione socio-ambientale.

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7. Borderline cognitivo.

Il funzionamento intellettivo limite può essere considerato un caso di confine fra la disabilità e il disturbo specifico. Anche gli alunni con potenziali intellettivi non ottimali, descritti generalmente con le espressioni di funzionamento cognitivo o intellettivo limite (o borderline), ma anche con altre espressioni (per es. disturbo evolutivo specifico misto, codice F83) richiedono particolare considerazione.

Si tratta di ragazzi il cui QI globale (quoziente intellettivo) risponde a una misura che va dai 70 agli 85 punti e non presenta elementi di specificità. Per alcuni di loro il ritardo è legato a fattori neurobiologici ed è frequentemente in comorbilità con altri disturbi.

Per altri si tratta soltanto di una forma lieve di difficoltà per cui hanno solo bisogno di essere adeguatamente sostenuti e indirizzati verso i percorsi scolastici più consoni alle loro caratteristiche.

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8. Disturbi depressivi.

La depressione clinica non è un calo d’umore passeggero: chi ne soffre ha un umore depresso per tutta la giornata, per più giorni di seguito e non riesce a trovare piacere/ interesse nelle attività che lo facevano star bene. L’isolamento è cercato , sofferto e spesso inevitabile.

La depressione è spesso ricorrente e cronica(cioè tende a dare recidive e durare per molto tempo) .

Un adolescente depresso che non riesce a studiare ed avere relazioni, non riesce a formare I mattoni su cui costruire il proprio future

 

9. Alunni con bes per motivi socio-economici, linguistici e culturali

In questa categoria rientrano tutti quei ragazzi che per diversi motivi si trovano a vivere, in modo momentaneo o permanente, situazioni di deficit culturale, linguistico, sociale o economico. In questi casi è solo l’osservazione sistematica dei comportamenti e delle prestazioni scolastiche dello studente che fa sospettare con fondatezza il prevalere dei vissuti personali dei ragazzi o dei fattori dell’ambiente di vita quali elementi ostativi all’apprendimento.

Per tali alunni non è prevista la stesura di un Piano Didattico Personalizzato visto che non hanno effettiva necessità di strumenti compensativi o dispensativi. È necessario, tuttavia, che il Consiglio di Classe sia informato e si faccia carico della particolare situazione dell’alunno che si trova in difficoltà tali da inficiare la regolare frequenza e partecipazione alle attività scolastiche.

In riferimento a questi alunni, il Consiglio di Classe è tenuto a segnalare il caso tramite la compilazione dell’apposito modulo (modulo di segnalazione alunni con BES socio-economico).

All’interno dell’Istituto, onde evitare discrepanze di giudizio e forte disomogeneità tra le varie classi e sezioni, vengono dichiarati facenti parte di questa categoria soltanto gli studenti seguiti, singolarmente o insieme alla propria famiglia, dagli assistenti sociali o segnalati alla scuola dal Tribunale per i minori.

Per gli alunni stranieri si faccia riferimento al Protocollo di accoglienza degli alunni stranieri adottato dalla scuola.

 

10. In estrema sintesi potremmo ribadire che gli alunni con DSA sono un sottogruppo della più ampia categoria di alunni con BES.

 

Fonte: IIS “Sarrocchi” Siena

 

RISORSE CONSIGLIATE PER TE CRITERI E MODALITÀ DI VALUTAZIONE DEGLI ALUNNI CON BES.

Se hai voglia di confrontarti con me contattami pure sulla mia pagina Facebook: DIDATTICA PERSUASIVA.  

 

Buon lavoro.

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