IL RUOLO DEGLI INSEGNANTI NEL CONTRASTO DEL CYBERBULLISMO

IL RUOLO DEGLI INSEGNANTI NEL CONTRASTO DEL CYBERBULLISMO

In molti di questi casi la scuola in generale o gli insegnanti o si sentono impotenti o non ritengono sia compito loro occuparsi o preoccuparsi di questo problema dal momento che colpisce i ragazzi quando usano la rete o i cellulari.

Sebbene la maggior parte degli insegnanti sia consapevole dei significativi effetti negativi del cyberbullismo sugli studenti e mostrino preoccupazione per la diffusione di tale fenomeno, essi non ritengono sia compito della scuola occuparsene.

Si tratta di una valutazione non corrispondente alla realtà perché se è vero che la maggior parte del tempo i ragazzi lo passano online quando sono a casa loro o da amici (nell’ipotesi che a scuola ci sia un reale ed efficace controllo e inibizione dell’uso della rete), i ragazzi usano il computer a scuola anche per comunicare online, o usano il loro smartphone.

È dunque compito della scuola fornire educazione e informazione, fare prevenzione e intervenire su problematiche che riguardano i ragazzi, per promuovere il loro benessere e diminuire il loro malessere.

La scuola non è un ente e struttura educativa a sé stante, ma rappresenta la più moderna e contemporanea visione di ogni aspetto di crescita, educazione e cultura.

IL RUOLO DEGLI INSEGNANTI NEL CONTRASTO DEL CYBERBULLISMO

Gli insegnanti hanno quindi una duplice funzione:

1. quella di aiutare i ragazzi che si trovano in difficoltà perché oggetto di prevaricazioni online, ma anche intervenire nei confronti di chi fa un uso inadeguato della rete e dei cellulari ascoltando eventuali problemi, fornendo consigli;

2. quella di sensibilizzare, di dare informazioni ai ragazzi ma anche ai genitori su quelli che sono i rischi della rete nel subire comportamenti o atteggiamenti che danno fastidio, che umiliano, che fanno del male e al contempo di sensibilizzare anche sul rischio che un ragazzo potrebbe correre nel fare delle cose che lui ritiene essere solo degli scherzi o un modo per mettersi in mostra e farsi vedere coraggiosi, ma che in realtà sono dei veri e propri reati.

Essere bulli, o usare la rete per denigrare qualcuno, per spiarlo, per controllarlo, non comporta stima e una considerazione vera da parte dei compagni.

IL RUOLO DEGLI INSEGNANTI NEL CONTRASTO DEL CYBERBULLISMO

I compagni vedono, sanno, leggono ma preferiscono non fare niente per pigrizia o perché divertiti, perché non vogliono subire ritorsioni o perché sottovalutano le conseguenze negative sulla vittima di questi comportamenti.

Lo studente che subisce bullismo online, in ogni sua forma, forse non si rende conto delle conseguenze che questo comporta, e ‘normalizza’ i comportamenti che subisce, o addirittura reagisce a sua volta attaccando in rete o con sms, innescando il ciclo della violenza.

L’apparente distacco e lontananza facilitati dal mezzo informatico permettono una rapidità di pensiero-movimento-azione che non lascia tempo alla riflessione sul significato delle azioni e l’interazione sociale.

Non avendo l’altro di fronte, il proprio comportamento non subisce condizionamenti legati alla reazione altrui: l’altro non si percepisce e non si vede nell’immediato dell’azione e per questo il bullismo online si confonde con una forma normalizzata di comunicazione.

L’insegnante quindi deve essere per il ragazzo un punto di riferimento sia per poter chiedere consigli, sia per potersi rivolgere se ha un vero e proprio problema.

IL RUOLO DEGLI INSEGNANTI NEL CONTRASTO DEL CYBERBULLISMO

Come? Niente stigmatizzazione.

Gli studenti non si rivolgono agli adulti perché hanno paura di essere ‘puniti’, a casa vedendosi tolto il computer o lo smartphone, a scuola con una nota o nell’essere ridicolizzati davanti a tutti.

I ragazzi devono sapere che l’insegnante conosce il fenomeno, sa che online possono accadere cose spiacevoli e a volte ne è vittima anche lui/lei.

L’importante è sapere che c’è una risposta, e che far finta di niente o minimizzare quello che è successo non aiuta, ma può anzi solo peggiorare le cose.

È anche importante che l’insegnante faccia capire ai ragazzi che alcuni comportamenti che loro mettono in atto sono considerati anche reati e che un ragazzo che ruba una foto e la mette online , commette due reati e rischia anche di essere perseguito dalla legge.

 

Il confine fra ciò che è lecito e ciò che non lo è, nell’uso della rete è spesso sottile.

IL RUOLO DEGLI INSEGNANTI NEL CONTRASTO DEL CYBERBULLISMO

I doveri del corpo insegnante.

Normalmente gli insegnanti sono considerati degli incaricati di pubblico servizio poiché non svolgono semplici mansioni di ordine o di opera meramente materiale, ma realizzano un’attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri decisionali tipici di quest’ultima (art. 358 c.p.).

In quanto tali, ai sensi dell’art. 331 del codice di procedura penale, sono tenuti a denunciare alla polizia giudiziaria o al pubblico ministero la notizia e cioè l’esistenza secondo gli elementi nella loro disponibilità di conoscenza di un reato perseguibile d’ufficio della quale siano venuti a conoscenza nell’esercizio o a causa delle loro funzioni.

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La condotta omissiva costituisce fattispecie di reato (art. 362 c.p.).

Sempre gli insegnanti sono investiti di un particolare ruolo che viene definito nell’ordinamento “posizione di garanzia” e che impone una serie di attività di intervento affinché i soggetti “deboli” a loro affidati, e cioè gli alunni durante lo svolgimento dell’attività scolastica o parascolastica, non siano messi in una situazione di pericolo dalla quale possano derivare situazioni dannose.

Ai sensi dell’art. 40 cpv. del codice penale “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.

Occorre tuttavia ricordare come la posizione di garanzia in capo agli addetti del servizio scolastico nei confronti dei soggetti affidati alla scuola si configuri diversamente a seconda, da un lato, dell’età e del grado di maturazione raggiunto dagli allievi oltre che dalle circostanze del caso concreto, e, dall’altro, degli specifici compiti di ciascun addetto, ma si caratterizza in generale per l’esistenza di un obbligo di vigilanza nei confronti degli alunni, al fine di evitare che gli stessi possano recare danno a terzi o a sé medesimi, o che possano essere esposti a prevedibili fonti di rischio o a situazioni di pericolo.

 

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Buon lavoro.

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