GESTIONE DELLA RABBIA IN CLASSE

GESTIONE DELLA RABBIA IN CLASSE

Una classe prima, anche se costituita da elementi eterogenei secondo i risultati desunti dalle osservazioni dei prerequisiti stabiliti dai docenti della Scuola Primaria e dalle informazioni avute dagli insegnanti di scuola dell’infanzia, spesso si rivela non equilibrata per le dinamiche relazionali che si instaurano poi fra alunni di varie provenienze.

Questo va a scapito del clima di classe e non facilita l’apprendimento.

Nel tentativo di superare tali situazioni e favorire l’integrazione nella prima fase dell’inserimento in una nuova realtà scolastica vi proponiamo alcuni riferimenti per strutturare attività di gioco che sono per gli insegnanti occasioni di osservazione delle dinamiche relazionali fin dai primi giorni di scuola.

La ricerca è stata effettuata su testi che si rifanno alle teorie della cooperazione e del Cooperative-learning, delle intelligenze multiple di Gardner in particolare di quella emotiva secondo la teoria di Goleman e del contributo teorico di Rogers e delle indicazioni di Gordon per quanto riguarda l’efficacia dei messaggi degli insegnanti.

LA TARTARUGA E LA RABBIA GESTIONE DELLA RABBIA IN CLASSE

Drammatizzazione di un gioco per l’educazione alle emozioni tratto dal programma PATSH

(Da “Emozioni distruttive” Goleman, Dalai Lama Edizioni Mondadori)

“È la storia di una piccola tartaruga. A questa piccola tartaruga piaceva giocare da sola e con gli amici Le piaceva guardare la televisione e andare fuori a giocare, ma non le piaceva tanto andare a scuola.

Starsene seduta in classe ad ascoltare per tutto quel tempo il maestro non gli piaceva. Era durissima. Spesso la tartarughina si arrabbiava con i suoi amici. Le prendevano la matita, a volte la spingevano o la infastidivano e, quando succedeva si arrabbiava proprio tantissimo. Spesso rispondeva con la stessa moneta o diceva cose cattive. Dopo un po’ gli altri bambini non vollero più giocare con la tartarughina.

La tartarughina rimase spesso da sola nel campo di giochi ed era fuori di sé. Arrabbiata e confusa si sentiva triste, perché non riusciva a controllarsi né sapeva come venire a capo del problema. Un giorno infine incontrò una vecchia e saggia tartaruga che aveva trecento anni e viveva ai margini del paese.

La tartarughina le disse:  – Che cosa posso fare? Per me la scuola è un problema. Non riesco a comportarmi bene. Ci provo ma non ci riesco mai.

– La vecchia e saggia tartaruga le disse: “Dentro di te c’è già la soluzione al problema. È la tua corazza quando sei fuori di te o ti senti molto arrabbiata al punto da non riuscire a controllarti, puoi andare dentro la tua corazza. Quando sei dentro la corazza puoi calmarti. Quando io entro nella mia – disse la vecchia e saggia tartaruga faccio tre cose; mi dico di fermarmi; faccio un lungo respiro, e se necessario ne faccio un altro; poi mi chiedo qual è il problema.”

La vecchia e saggia tartaruga praticò questo metodo con la tartarughina. Quest’ultima disse di volerlo provare al suo ritorno in classe.

Il giorno successivo ecco che mentre sta facendo il suo lavoro un bambino si mette ad infastidirla.

Comincia a sentire la rabbia che sale dentro di lei; ha le mani calde e il battito più veloce. Ma si ricorda quello che le ha detto la vecchia tartaruga. Così ripiega mani e gambe nella corazza, dove c’è pace e nessuno potrà disturbarla, mettendosi a pensare sul da farsi. Fa un lungo respiro e, quando esce dalla corazza vede il maestro che le sorride.

Ripete più e più volte il sistema. A volte riesce a volte no, ma a poco a poco la tartarughina impara a controllarsi usando la corazza. Fa nuove amicizie e comincia ad apprezzare di più la scuola perché adesso ormai sa come gestire la rabbia.

 

Alcune indicazioni.

Dopo aver raccontato la storia della tartaruga, si fa recitare ai bambini aiutandoli di volta in volta a prendere la parte della vecchia tartaruga saggia, della tartarughina, e dell’insegnante. La storia viene così recitata da punti di vista diversi e compresa nei vari aspetti. La storia riguarda alcuni punti importanti per le attività di educazione alle emozioni:

La tartaruga Insegna a:

–   come diventare consapevoli delle proprie emozioni, prima di adottare comportamenti distruttivi 

–   a diventare più consapevoli delle altrui emozioni e sensazioni

–   a riconoscere le emozioni e a controllarle 

–   come assumersi responsabilità e autoregolarsi 

–   il prerequisito dell’agire responsabile

La tartaruga stimola l’uso del corpo: fare la tartaruga significa incrociare le mani sul petto (così non si può colpire nessuno) e respirare profondamente per calmarsi.

Quando un insegnante si trova di fronte ad un bambino arrabbiato, quel bambino di solito non riesce a calmarsi da solo. L’insegnante può intervenire e prendere per mano il bambino dicendo: ”Vedo che sei molto turbato. Calmiamoci insieme. Io lo faccio insieme a te. Facciamo un respiro profondo. Ti senti più calmo adesso?“

Occorre ripetere più volte la procedura perché i bambini interiorizzino questa tecnica di base. La tecnica della tartaruga viene usata con i bambini piccoli, nel periodo che va dai tre ai sette anni, perché hanno un’instabilità emotiva pronunciata e molte difficoltà a controllare il comportamento. Se i bambini non imparano a calmarsi quando sono veramente turbati, nient’altro di quanto si può insegnare loro sullo sviluppo morale o sulle sensazioni potrà avere un seguito.

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Un altro esercizio che si può effettuare per il controllo della rabbia è:

IL CESTINO DELLA RABBIA

(Da D. Novara e L. Regoliosi “I bulli non sanno litigare“ Carocci, Roma 2007)

È un’attività legata alle emozioni che i litigi tirano fuori e all’importanza di visualizzarle, addomesticarle e dialogarci. Il “cestino della rabbia  è un’attività rituale e comunitaria in cui i bambini costruiscono un oggetto totemico, il cestino, dove poter collocare le loro emozioni negative, in modo da creare un dialogo comune con le stesse.

La costruzione dell’oggetto simbolico, il cestino, è molto importante perché diventa un’occasione per il gruppo di attivare una sorta di consapevolezza dei vissuti negativi, spesso visti semplicemente in termini di colpa.

La rabbia, da questo punto di vista, è l’emozione più vicina all’aggressività ed è spesso fortemente presente nei litigi. Individuare uno spazio simbolico dove la rabbia, in maniera comunitaria, trova una sua collocazione, diventa l’occasione per il gruppo di crescere e di sostenersi reciprocamente, vivendo un’esperienza di condivisione anche nella difficoltà del confrontarsi con le proprie emozioni difficili.


RISPARMIO – PIEDI

Obiettivo:

– cooperazione o contatto fisico

– coordinazione del movimento o divertimento

 

Materiale: nessuno

 

Partecipanti: gruppi di cinque

Età: da otto anni in su

Tipologia: moderato

Durata: 5 – 10 minuti

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Svolgimento

I partecipanti si dividono in due sottogruppi di cinque persone ciascuno. Tutti i gruppi si allineano da una parte della sala o del campo di gioco.

Al via devono raggiungere il lato opposto camminando con meno piedi possibili (con sette o sei o anche meno).

Non importa chi arriva come primo ma quale gruppo è riuscito a farlo con meno piedi e come i suoi membri si sono organizzati.

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Osservazione

È un gioco divertente che richiede molta sfida.

Potrebbe essere inserito come tappa in una festa scolastica, come sostitutivo delle solite gare. Si potrebbe poi premiare il gruppo che ha collaborato di più (che non deve essere per forza il più veloce).

 

Spero questo articolo possa esserti stato d’aiuto. 

RISORSE CONSIGLIATE PER TE5 GIOCHI DIDATTICI PER LA GESTIONE DELLE EMOZIONI IN CLASSE.

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DIDATTICA PERSUASIVA.

 

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