Bullismo in classe cosa fare

BULLISMO IN CLASSE COSA FARE

Nella scuola dell’infanzia gli interventi sono prevalentemente di carattere disciplinare e di rispetto delle regole, accompagnati da una educazione ai valori molto semplice.

Nella scuola primaria va aggiunta una incisiva educazione ai valori in modo articolato, interventi di educazione emotiva, affettiva, relazionale. BULLISMO IN CLASSE COSA FARE

Molto importante la prevenzione, l’intervento tempestivo.

Diventa più difficile invece attuare un programma di intervento nella scuola media ed il primo biennio della scuola superiore. Quasi impossibile nel triennio finale della scuola superiore.

I ragazzi a 16 anni hanno un carattere già formato, e se hanno comportamenti aggressivi, prepotenti, ribelli, le possibilità che un insegnante, la scuola e gli esperti possano riuscire a cambiare la situazione sono davvero poche, almeno che non ci sia un intervento incisivo delle istituzioni.

Una volta individuato un caso di bullismo, diventa importante latteggiamento dell’adulto di fronte al fenomeno rilevato.  BULLISMO IN CLASSE COSA FARE

Tutto ciò nella consapevolezza che monitoraggio e intervento devono avere continuità nel tempo (un intervento limitato e fine a se stesso può far crescere la consapevolezza sul problema ma non è sufficiente a risolverlo in modo significativo); ci deve essere collaborazione tra tutti gli adulti responsabili del benessere dei ragazzi (insegnanti, genitori, personale scolastico) al fine di creare una omogeneità negli interventi e nelle risposte al bullismo; gli adulti costituiscono per i bambini e i ragazzi dei modelli di abilità relazionali e forniscono esempi di come entrare in relazione con gli altri.

 

Intervento 1:  Promuovere la cooperazione. BULLISMO IN CLASSE COSA FARE
I bambini maggiormente cooperativi sono meno prepotenti degli altri, più accettati dai compagni ed in generale presentano minori difficoltà a livello di relazioni sociali. In base ad alcune ricerche svolte da Rigby, i bulli e le vittime in particolare, risultano essere meno cooperativi della media.

Le cause di base di questa attitudine sono diverse.

La scarsa cooperazione dei bulli sembrerebbe dipendere dalla loro scarsa empatia e dall’atteggiamento di ostilità generalizzata verso gli altri; mentre le difficoltà delle vittime sembrerebbero derivare dalla loro forte inibizione e dalla scarsa
accettazione socialeBULLISMO IN CLASSE COSA FARE

Un obiettivo rilevante all’interno di un approccio antibullismo centrato sul gruppo-classe, è quello di potenziare i comportamenti cooperativi tra bambini a scuola. A tale scopo, è di grande importanza il ruolo dell’insegnante nel creare condizioni di cooperazione e di aiuto fra pari.

 

Affinché esista cooperazione deve esserci un obiettivo comune e condiviso tra i partner. Nella cooperazione i successi dell’altro sono anche i miei successi, cooperare infatti significa coordinare le proprie azioni con quelle dell’altro in relazione ad un fine comune.

 

Creare una classe cooperativa è un’arte che necessità di risorse e di energie; è un obiettivo non privo di difficoltà, in quanto non basta mettere insieme più ragazzi a lavorare per creare un clima ed un’attitudine cooperativa.

L’approccio cooperativo permette quindi di modificare il clima e la qualità delle relazioni nella classe, contribuendo a ridurre anche le difficoltà di apprendimento ed integrazione dei ragazzi problematici.

 

Intervento numero 2: La figura dell’operatore amico. 

In questa tipologia d’intervento, l’attività con i ragazzi può assumere forme diverse.

Coloro che svolgono ruoli di “operatore amico” possono agire come sostegno per ragazzi da poco arrivati nella scuola, possono assumere un ruolo attivo nei momenti di pausa dell’attività didattica, organizzare giochi o altre attività.

Può altresì esser loro assegnato il ruolo di “amici per la pelle” di alcuni compagni isolati o rifiutati dalla classe.

Nell’approccio definito “Circolo degli amici” alcuni bambini creano una rete sociale a vantaggio di altri con difficoltà emotive e comportamentali.

I programmi basati sul “fare amicizia” in genere presentano i seguenti scopi:

• promuovere lo sviluppo personale dei ragazzi che assumono il ruolo di operatore;

• aiutare i destinatari di tale iniziativa, cioè i bambini in difficoltà;

• esercitare un’influenza positiva sul clima emotivo e sociale della scuola;

In Italia le prime sperimentazioni, condotte in alcune scuole elementari e medie della Provincia di Lucca, nell’ambito di un progetto europeo contro la violenza (Violence in school 1997/1998), hanno utilizzato il modello dell’operatore amico.

L’operatore amico permette di potenziare la naturale capacità di aiuto e supporto reciproco dei bambini, mediante compiti e ruoli molto vicini a quelli che spontaneamente si attivano in una relazione di amicizia. BULLISMO IN CLASSE COSA FARE

 

Vediamo ora come si sviluppa in linea di massima un progetto di operatore amico”:

1. Esiste una fase definita preliminare che prevede un intervento nella classe con tutti i ragazzi, al fine di responsabilizzarli al progetto e preparare il terreno per l’intervento vero e proprio.

A questo livello gli obiettivi sono: sviluppare atteggiamenti positivi verso i comportamenti amichevoli tra coetanei e pubblicizzare il progetto.

Durante questa fase preliminare, i ragazzi possono scegliere un logo con cui presentare il progetto all’esterno, organizzare iniziative per informare i genitori e le altre classi, fare discussioni o attivare situazioni di riflessioni sul problema delle prepotenze tra compagni a scuola e sul valore positivo dell’amicizia e dell’aiuto reciproco.

2. In un secondo tempo è prevista la selezione dei ragazzi che andranno a svolgere il compito di “operatore amico”. Sulla base degli obiettivi e dei valori affrontati nella fase preliminare, i ragazzi della classe sono invitati e designare coloro che presentano caratteristiche di disponibilità, altruismo, fiducia, ascolto e capacità di mediazione, qualità molto rilevanti per tale ruolo.

La scelta definitiva degli operatori potrà poi essere fatta in modo bilanciato complessivo utilizzando: i risultati delle indicazioni dei compagni, l’autocandidatura dei ragazzi stessi e la valutazione degli insegnanti della classe. BULLISMO IN CLASSE COSA FARE

In linea di massima è consigliato individuare tre o quattro ragazzi per ogni classe nel ruolo di operatore amico.

3. Successivamente all’individuazione gli operatori amici partecipano ad un training condotto da uno psicologo e dagli insegnanti che partecipano al progetto. Il training può essere organizzato in un’unica giornata o in più giornate e consiste essenzialmente in attività che stimolano le capacità di ascolto attivo, di comprensione delle emozioni dell’altro e di strategie basiche di conduzione del colloquio.  BULLISMO IN CLASSE COSA FARE

4. In seguito inizia la vera e propria attività dell’operatore amico all’interno della classe. E’ utile predisporre un momento in cui gli operatori comunicano ai compagni le esperienze vissute durante il training e assieme a loro elaborano un programma di intervento.

Gli operatori hanno un ruolo speciale, ma al servizio degli altri e del gruppo-classe. Non devono agire con atteggiamenti di superiorità verso i compagni.

Durante tutta la fase dell’intervento gli operatori amici hanno come referente un insegnate supervisore. Compito del supervisore è quello di offrire agli operatori occasioni di riflessione e guidarli di fronte a situazioni difficili.

5. Come ultima fase vi è quella della verifica dei risultati ottenuti che è possibile grazie alla somministrazione di alcuni test prima dell’inizio dell’attività e verso la fine.

Dal punto di vista organizzativo, la struttura di realizzazione del progetto deve essere a piramide e deve prevedere un coinvolgimento sempre più numeroso di alunni.

Nelle fasi successive vanno designati altri ragazzi per sostenete il ruolo di operatore amico fino al coinvolgimento dell’intera classe. I gruppi di operatori amici che hanno già svolto tale incarico
potranno dare una mano nella formazione di nuovi operatori, partecipando al training o agli incontri di supervisione.

 

Intervento numero 3. La consulenza dei pari. FARE
Questo tipo di intervento rappresenta una forma di aiuto più strutturata rispetto alla prima; include l’ascolto in gruppo, l’attivazione di una linea telefonica di aiuto gestita dai ragazzi e la creazione di uno spazio fisico dove sia possibile accogliere la richiesta di aiuto dei compagni.

Coloro che aiutano gli altri devono, anche in questo caso, partecipare ad un training, in cui acquisiscono le abilità di ascoltare, di parafrasare e di riflettere su ciò che il soggetto ha detto, di esprimere empatia e di sviluppare un vocabolario centrato sui termini e gli stati d’animo della
persona. BULLISMO IN CLASSE COSA FARE

Secondo Naylor e Cowie questi programmi hanno lo scopo di: espandere ed aumentare i servizi di supporto e di aiuto presenti nella comunità scolastica; fornire ai ragazzi le abilità per fronteggiare i problemi dei coetanei e quelli personali; affrontare i bisogni psicosociali del gruppo ed infine creare un contesto sociale e psicologico più positivo.

Fonte qui

 

Spero questo articolo possa esserti stato d’aiuto. 

RISORSE CONSIGLIATE PER TEBULLISMO A SCUOLA: COME INTERVENIRE.

Approfondimento: Strategie di intervento.pdf (534 download)

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2 Comments
  1. Lucila Bengini

    CIAO, SONO LA MAMMA DI TIZIANA, UNA BAMBINA SOLARE E SEMPRE SORRIDENTE FINO ALLA 2° ELEMENTARE, MIA FIGLIA A SUBITO IN SILENZIO I MALTRATAMENTI DEL COMPAGNI, IO COMO MAMAMA PRIMOGENITA NON IMMMAGINAVO QUELLO CHE SUCCEDEVA IN CLASSE. QUANDO DOMANDAVO ALLA MAESTRA PERCHE MIA FIGLIA NON VOLEVA STUDIARE, MI DICEVA CHE TIZIANA E FURBETTA. IN 4° ELEMENTARE E STATA SPINTA PER LE SCALE, ED USCITA FUORI TUTTA LA STORIA DI SOFERENZA DI MIA FIGLIA E DI OMERTA DEI SUOI COMPAGNI.
    Oggi Tiziana ha 12 anni, e si porta dietro quel malessere che non la fa andare avanti con la sua vita come tutti i bambini, ma oltre il danno c’e la beffa, perchè pur avendo cambiato scuola per me come mammma è difficile andare avanti senza l’aiuto del proffessori.
    Per loro è più facile mettere lo stampo “quella è deficiente” quindi serve il professore d’apoggio, ma non pensano che facendo cosi la bambina rimane nel suo angolo di classe a “scaldare la sedia”, mentre tutti gli altri ricevono bei voti.
    Sono anni che lotto contro tutti, e faccio sacrifici impensabili, ma come genitore non mi sento ascoltata ed aiutata.
    Il tu articolo e molto interessante, penso che la collaborazione fra i compagni sia la cosa più bella e adatta a integrare questi bambini, che essendo stati vittime nel passato sono sempre preda facile, già che la loro autostima è stata distrutta.
    La classe cooperativa e l’operatore amico sono gli interventi che più somigliano a quello che penso. Nei miei ricordi da bambina c’è anche il bullismo, ma c’era una maestra che mi ha preso a cuore, ricordo poi che quando sono stata forte aiutavo a chi era in difficoltà.
    Nella scuola di oggi non ci sono maestre o professori che prendono “a cuore” i bambini in difficoltà, non esiste che il migliore della classe invita a casa sua a quello che va male a scuola per magari fare i compiti assieme.
    Competizione, i più forti schiacciano i più deboli, e questo che insegnano i genitori ai loro figli?
    Vorrei proporre queste cose a scuola di mia figlia, ma non posso stampare l’articolo senza autorizzazione, sarei grata se mi permetti di farlo.
    Grazie

  2. Katia

    Leggendo questa lettera, mi sono messa a piangere perchè anche mio figlio si sta trascinando una storia di emarginazione che lo fa soffrire. Ma nel aso di mio figlio lui ha un carattere esuberante e con la sua voglia di attirare l’attenzione è diventato il bersaglio facile per quei compagni che si divertivano a stuzzicarlo e provocarlo per poi puntargli il dito contro. Come mamma sono molto preoccupata per mio figlio e anche molto delusa dall’insensibilità dei molti genitori che dopo certe occasioni di dialogo nelle quali ho cercarto di spiegare la situazione, continuano a fare gruppetto perchè interessati a circondare i loro figli/figlie solo di compagni “vincenti e perfetti”. Posso capire che ognuno per il proprio foglio voglia il meglio, ma l’intolleranza e l’indifferenza rispetto alle difficoltà degli altri non mi sembra un buon esempio.

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