BULLISMO AL FEMMINILE

Il bullismo al femminile

Ci sono parole che nascono con il pregiudizio incorporato.

Che pretendono di descrivere la realtà escludendone un’ampia fetta già in partenza.

Bullo, ad esempio. Un termine che evoca mondi e comportamenti prettamente maschili – il branco, l’esercizio del potere, la sopraffazione, la violenza fisica – e che in italiano non contempla neppure il genere femminile. LE CARATTERISTICHE DEL BULLISMO AL FEMMINILE

Provando infatti a digitare “bulla” su un qualsiasi programma di videoscrittura, la parole verrà marchiata all’istante dall’infamia ortografica di una sottolineatura rossa. Il vocabolario non la registra, dunque ufficialmente non esiste.

Ma i vocabolari sono macchine lente. Così lente che mentre i lessicografi organizzano ponderose riunioni per decidere se concedere o meno il permesso di soggiorno ad una determinata voce, il concetto è già ampiamente penetrato nell’uso comune e ha messo radici nella coscienza
linguistica delle persone.

Da quanto emerge dall’ultima statistica realizzata dalla Società Italiana di Pediatria su un campione di 1.200 studenti delle scuole medie, ben il 64% degli intervistati non ritiene il bullismo una prerogativa esclusivamente maschile, bensì un flagello unisex.

Ada Fonzi sostiene che “il bullismo al femminile è diverso da quello maschile: la ragazze prediligono un’aggressività indiretta, non fisica, più sottile e spesso più dolorosa.  Emarginano le compagne più deboli, le calunniano, le ricattano, le isolano imprigionandole in un cordone di silenzio, le fanno sentire invisibili.

Esattamente come i bulli anche le bulle soffrono di irrequietezza, di aggressività indifferenziata e vivono in uno stato di disimpegno morale senza provare alcun senso di colpa.

Con le loro vittime innescano un circolo vizioso: le colpiscono e le feriscono credendo
di essere nel giusto e spesso i loro bersagli si convincono di meritare davvero il trattamento che gli viene riservato.” (Ada Fonzi – Articolo tratto da “La Repubblica” dell’8 settembre 2003).
LE CARATTERISTICHE DEL BULLISMO AL FEMMINILE

Rimangono dunque, rispetto alla versione maschile, anche alcune costanti universali legate ai ruoli (una vittima e uno o più seguaci), all’età (soprattutto adolescenti e preadolescenti) e al contesto (in genere la scuola).

 

A cambiare sono però “armi” e strategie.

La vittima della bulla è tendenzialmente una coetanea che da buona vittima subisce, e più subisce più rimane inchiodata al suo ruolo, incapace di reagire, di ribellarsi ed il più delle volte anche solo di raccontare. LE CARATTERISTICHE DEL BULLISMO AL FEMMINILE

La vittima spesso perde la propria autostima e può trascinarsi anche altri disturbi, come quelli che riguardano il comportamento alimentare, la depressione o gli attacchi di panico. In altri casi, nella ragazza oppressa scatta un processo di auto denigrazione accompagnato dalla bramosia di entrare a far parte del gruppo. LE CARATTERISTICHE DEL BULLISMO AL FEMMINILE

Secondo lo psicologo inglese, Oliver James “se il trend continuerà di questo passo entro il 2018, il cosiddetto sesso debole colmerà un altro divario: il livello di violenza, sebbene di tipo più psicologico agita dalle bulle, raggiungerà quello solitamente espresso dai maschi.”
LE CARATTERISTICHE DEL BULLISMO AL FEMMINILE

Fonte e download Bullismo-al-femminile.pdf (45 download)

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Buon lavoro.

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