DIDATTICA PERSUASIVA

BULLISMO A SCUOLA: COME INTERVENIRE.

BULLISMO A SCUOLA COME INTERVENIRE.

BULLISMO A SCUOLA

Secondo recenti ricerche, il fenomeno del bullismo a scuola è quello più sottostimato dai docenti di qualsiasi ordine e grado, ed è in assoluto il fenomeno che potrebbe creare maggiori problemi allo sviluppo di un clima classe sereno e vantaggioso per l’apprendimento, sottostimarlo potrebbe essere davvero un grave errore.

Occorre tener conto che bambini e ragazzi vivono come prepotenti e umilianti condizioni ed atti che non sempre vengono percepiti come gravi da parte degli adulti: bisogna essere molto sensibili nell’analisi di queste situazioni, non solo per il bene delle vittime e dei bulli, ma anche degli insegnanti, i quali potrebbero pagare gravi conseguenze non solo legate al disagio contingente alla gestione degli eventi, ma anche legate a ripercussioni legali. BULLISMO A SCUOLA

In questo articoli apprenderai alcune caratteristiche fondamentali del fenomeno del bullismo a scuola, che riusciranno senz’altro a farti leggere alcune situazioni in modo diverso e a renderti più sensibile nella decifrazione dal fenomeno, spesso ricco di zone grigie e omertose.

Ci concentreremo soprattutto sul bullo e come esso  presenti un comportamento aggressivo molto studiato sia in etologia (la scienza che studia il comportamento animale) che in psicologia e di cui parleremo. BULLISMO A SCUOLA

 

QUESTI I 4 PUNTI CHE STAI PER APPRENDERE.

1.   I 3 elementi a cui devi prestare attenzione per rilevare una situazione di bullismo;

2.   Quali sono le differenti forme di bullismo;

3.   I molteplici ruoli nel fenomeno del bullismo a scuola;

4.   I tratti caratteristici personali del bullo e della vittima.

 

Il termine anglofono “Bullying” da cui deriva l’italiano “bullismo” è stato creato a partire dal termine mobbing” (= assalire tumultuosamente e in massa), che in etologia sta ad indicare il comportamento di aggressione del branco nei confronti di un animale isolato, che viene escluso dalla comunità, attaccato e spesso condotto alla morte.

A questo concetto quindi va ricondotto, piuttosto che al concetto di “bullo” inteso come “bellimbusto”, cioè uno spaccone che millanta spavalderia in modo sostanzialmente innocuo.

Il  rimando è alla violenza fisica e alla sopraffazione psicologica, in un contesto di gruppo partecipante.

In sostanza il bullismo è un mobbing esercitato tra giovani coetanei.

 

IL BULLISMO È QUINDI UNA FORMA DI COMPORTAMENTO AGGRESSIVO CON CARATTERISTICHE PECULIARI, CHE LO DISTINGUONO DA UNA SEMPLICE PREPOTENZA.

 

Ci sono 3 elementi a cui devi prestare attenzione che ti aiutano a definire le  situazione anomale

riconducibili ad atti di bullismo a scuola:

 

– INTENZIONALITÀ: il comportamento aggressivo viene messo in atto volontariamente e consapevolmente;

– SISTEMATICITÀ: il comportamento aggressivo viene messo in atto più volte nel tempo;

– ASIMMETRIA DI POTERE: tra le parti coinvolte (il bullo e la vittima) c’è una differenza di potere, dovuta a forza fisica, all’età  o alla numerosità del gruppo; la vittima ha difficoltà a difendersi e sperimenta un forte senso di impotenza.

 

LA PREPOTENZA SFOCIA NEL BULLISMO QUANDO È SISTEMATICA, REITERATA,

BASATA SU UN’ASIMMETRIA DI POTERE.

 

Oltre ad avere la possibilità di poter inquadrare il fenomeno in un quadro generale, dobbiamo anche riuscire a saper definire a quali forme di bullismo siano riconducibili gli eventi a cui assistiamo.

 

Di fatti il bullismo può presentarsi in differenti forme:

–  diretto: comportamento che utilizza la forza fisica (picchiare, spingere, far cadere…);

–  verbale: comportamento che utilizza la parola (offese, minacce, prese in giro insistenti…);

–  indiretto: comportamenti non direttamente rivolti alla vittima, ma che la danneggiano sul piano della relazione con  gli  altri; sono spesso poco visibili e portano all’esclusione, all’isolamento della vittima, attraverso la diffusione di pettegolezzi  e dicerie, fino all’ostracismo e al rifiuto;

– cyberbullismo: gli atti di bullismo avvengono prevalentemente nel contesto virtuale di internet (attraverso i social, gli sms, Watsapp, e-mail, chat-line). Si tratta di una modalità in enorme crescita tra i ragazzi.

 

Non meno fondamentale risulta riconoscere ed individuare i protagonisti delle forme di bullismo a scuola, poiché tale fenomeno, come vedremo, può diventare anche molto complesso, dunque più strumenti e dati acquisiamo più saremo precisi nell’interpretazione degli eventi.

 

IL BULLISMO A SCUOLA RIGUARDA TUTTI GLI ALUNNI E NON SOLO QUELLI CHE VI PRENDONO PARTE IN MANIERA EVIDENTE.

 

Spesso si strutturano molteplici ruoli:

– BULLO: chi prende attivamente l’iniziativa di fare prepotenze ai compagni;

– AIUTANTE: chi agisce in modo prepotente come “seguace” del bullo;

– SOSTENITORE: chi rinforza il comportamento del bullo, ridendo, incitando o anche stando semplicemente a guardare senza opporsi;

– DIFENSORE: chi prende le difese della vittima o cerca di consolarla; esterno: chi non fa niente ed evita il coinvolgimento diretto o   indiretto;

– VITTIMA: chi subisce più spesso e ripetutamente le prepotenze.

 

Ma quali sono i tratti di personalità del bullo e della vittima? E cosa c’è dietro i loro comportamenti?

 

LA PRESENZA DI UN DISTURBO DA COMPORTAMENTO DIROMPENTE (ADHD, DOP, DC) È QUASI SEMPRE ALL’ORIGINE DI UN COMPORTAMENTO DA “BULLO”.

 

Tra i bulli si annoverino anche soggetti che non presentano veri e propri disturbi, ma originariamente magari solo un particolare temperamento, insieme ad un clima familiare scarsamente affettivo, oppure instabile/incoerente dal punto di vista educativo.

L’eccessiva severità e l’esposizione a modelli violenti, l’uso di punizioni fisiche quale forma pressoché esclusiva di gestione del potere, porta il bambino ad interiorizzare l’aggressività.

L’eccessiva permissività nei confronti di condotte aggressive verso fratelli e coetanei può contribuire a far percepire come “normale” tale modalità.

La personalità del bullo di fondo è fragile: si fonda sull’estrinsecare un potere attraverso la sopraffazione di chi è percepito come debole, quasi una compensazione a distanza di un senso arcaico di vulnerabilità.

Abitua l’individuo a misurare il proprio successo solo sulla quantità di dominio che riesce ad esercitare sugli altri. E’ una condotta appresa nel proprio contesto ambientale.

La vittima di solito è più ansiosa e insicura, cauta, sensibile, calma. Sin dall’infanzia, sono bambini che tendono a manifestare una atteggiamento prudente e di forte sensibilità. Se attaccati, reagiscono richiudendosi e piangendo. Soffrono spesso di scarsa autostima ed hanno un’opinione negativa di sé e della propria situazione.

Tale modello ansioso-sottomesso nei maschi si associa spesso a debolezza fisica, modello che viene rafforzato dai comportamenti di sopraffazione subiti.

La vittima non possiede la capacità per affrontare  la situazione, oppure le padroneggia in maniera inefficace. A scuola vive spesso una condizione di solitudine.

Questa tipologia di vittima ansiosa-passiva-sottomessa è esposta ad un  grave  rischio  di  sviluppare  una  depressione.  Segnala  agli  altri l’insicurezza, l’incapacità, la difficoltà di reagire di fronte agli insulti ricevuti; le ripetute aggressioni non fanno altro che peggiorare questo quadro di incertezza sulle proprie capacità.

 

GLI STILI EDUCATIVI RAPPRESENTANO UN FATTORE CRUCIALE PER LO SVILUPPO O MENO DELLE CONDOTTE INADEGUATE.

 

Le condotte del bullismo sono più probabili quando i genitori non sono a conoscenza di ciò che fanno i figli, oppure non hanno saputo, a tempo debito, fornire adeguatamente i limiti oltre i quali determinati comportamenti che non sono consentiti.

E’ interessante, parlando di bullismo a scuola, sottolineare come il grado di istruzione dei genitori e il livello socio-economico delle famiglie non sono correlate con le condotte dei figli.

 

IL BULLISMO NON È CARATTERISTICO DI SITUAZIONI DEGRADATE, SI REGISTRA ANCHE IN ZONE CULTURALMENTE ED ECONOMICAMENTE SVILUPPATE.

 

L’INTERVENTO SULLA VITTIMA, PUR EFFICACE A FINI INDIVIDUALI, NON LO È PER QUANTO RIGUARDA LA RIDUZIONE DEL FENOMENO DEL BULLISMO: IL BULLO CERCHERÀ UN’ALTRA VITTIMA.

 

Per questi motivi è necessario attuare un programma di intervento a lungo termine, a carattere preventivo, diretto al gruppo classe, meglio se comune a tutta la scuola.

Un intervento educativo pianificato rappresenta un’occasione di crescita per tutto il gruppo classe  che,attraverso un maggiore dialogo, una migliore consapevolezza di pensieri, emozioni ed azioni, può diventare sostegno e risorsa per ciascun componente della classe.

Non esistono punizioni che scoraggino definitivamente il bullo, anche se una gestione rigorosa delle regole (EDUCARE SENZA PUNIRE) i comportamenti di prepotenza non devono “sfuggire”!) è un segnale per il gruppo che si sente maggiormente tutelato.

 

CIÒ CHE EFFETTIVAMENTE PUÒ SCORAGGIARE IL BULLO È SAPERE PREVENTIVAMENTE CHE NON CI SARANNO SPETTATORI PLAUDENTI, MA CHE TUTTI ASSUMERANNO LE DIFESE DELLA VITTIMA E CHE NON VI SARÀ TUTELA DI OMERTÀ.

 

Questi tratti di personalità degli attori principali (bullo e vittima) sono solo alcuni degli elementi intrecciati in un complesso reticolo che concorrono a determinare il bullismo a scuola, ma tenere a mente le informazioni elencate qui sopra renderanno ai tuoi occhi la situazione meno complessa e interventi più semplici da programmare.

 

Ho inserito per te un intervento già programmato e strutturato da scaricare qui  COME-RILEVARE-IL-FENOMENO-DEL-BULLISMO.pdf (1391 download)

RISORSE EXTRA APPROFONDIMENTO 1 APPROFONDIMENTO-Zambianchi_CaratteristicheBullismo.pdf (740 download)

APPROFONDIMENTO 2 APPRODONDIMENTO2-cittadini-1-2007.pdf (541 download)

SLIDE RIASSUNTIVE BULLISMO.pptx (790 download)

RISORSE CONSIGLIATE PER TE DISTURBO OPPOSITIVO PROVOCATORIO: COME TRATTARLO IN 4 PUNTI

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