7 LEZIONI PEDAGOGICHE DI JEAN-JACQUES ROUSSEAU

7 LEZIONI PEDAGOGICHE DI JEAN-JACQUES ROUSSEAU

In questo breve articolo andiamo ad approfondire 7 brevi lezioni pedagogiche ricavate da uno dei testi fondamentali di  JEAN-JACQUES ROUSSEAU:  L’Emilio. 

 

1. Per pretendere di formare un bambino occorre formare se stessi: le virtù educative.

La conoscenza di se stesso attraverso l’esperienza della vita è un apprendimento che ci spinge a formare le nostra personalità; chi non ha consapevolezza di questo processo auto-formativo non può pensare di essere educatore:

“Ricordatevi, che prima d’intraprendere la formazione di un uomo, occorre essersi fatto uomo, bisogna trovare in se stesso l’esempio che si pensa di proporre”.

L’educatore autorevole è colui che è consapevole della sua formazione e del modo in cui tutto ciò è avvenuto. 

Rousseau crede nelle virtù educative.

La relazione educativa è anche un atto d’amore: atto d’amore verso l’educando, verso se stesso e verso quello che si trasmette.

L’amore rappresenta per Rousseau la massima virtù educativa; senza amore non vi può essere autorevolezza da parte dell’educatore; nell’amore vi è il riconoscimento dell’altro come essere uguale a me perchè diverso da me.

Le competenze dell’educatore sono prima di tutto competenze umane:

”Non occorre essere avaro e duro, né compatire la miseria che possiamo vedere; ma potete anche aprire le vostre casse, se non aprite anche il vostro cuore quello degli altri vi sarà per sempre inaccessibile.

Vin sono delle testimonianze d’interesse e di benevolenza che fanno più effetto e sono davvero più utili di qualsiasi altro dono: quanti infelici, malati, hanno più bisogno di consolazione che di elemosina! Quanti oppressi hanno più bisogno di essere protetti che non di denaro!(…) Dichiaratevi altamente il protettore degli infelici. Siate giusti, umani, umani e benevoli. Non fate l’elemosina, fate la carità, le opere di misericordia danno più sollievo del denaro; amate gli altri, e vi ameranno, serviteli e vi serviranno, siate il loro fratello e saranno i vostri figli”.

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2. Lasciate che i bambini si stupiscano.

Rousseau è profondamente convinto che i bambini sono dei poeti che sentano l’esistenza, che si stupiscono di fronte ai fenomeni della natura; non bisogna uccidere questa loro sensibilità: ”lasciate venire il bambino: stupito dallo spettacolo, non mancherà di farvi delle domande”.

Permettete al bambino di stupirsi e di domandarsi perché e non siate banali nelle risposte rispettando la loro età. 

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3. Per essere il maestro del bambino occorre prima di tutto essere il maestro di se stesso:

I nostri primi doveri sono verso noi stessi”: occorre imparare ad essere maestri di noi stessi, amarsi ed accettarsi e per questo bisogna conoscersi profondamente. L’educazione crea le condizioni all’alunno di diventare maestro di se stesso come il maestro.

 

4. Rispettate l’infanzia e non affrettatevi di giudicarla:

Rispettate l’infanzia, e non affrettatevi di giudicarla, sia nel bene che nel male. […]

Lasciate a lungo agire la natura, prima d’impicciarvi d’agire al posto suo, per paura di correggere il suo agire. Non siate spaventati di vederlo consumare i suoi primi anni a non fare nulla.”

Occore partire dalle cose che interessano i bambini; i pedagoghi non li rispettano perchè partono da quello che interessa a loro. Allora ch’insegnano i pegagoghi ai bambini?

“Parole, ancora parole, e sempre parole. Tra le scienze che si vantano d’insegnare loro si guardano bene di scegliere quelle che sarebbero veramente utili per loro; perché sarebbero le scienze delle cose”.

In due parole la costruzione della conoscenza e dell’apprendimento partono dalla decostruzione e ricostruzione degli apprendimenti da parte degli alunni, possibilmente attraverso il concreto.  

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5. Il paradosso educativo di Rousseau: niente compiti, niente libri ma il desiderio d’imparare.

Togliendo così tutti i compiti dei bambini, tolgo di mezzo gli strumenti della loro più grande miseria, cioè i libri. La lettura è il flagello dell’infanzia, è l’unica occupazione che li si dà. Emile saprà solo cos’è un libro solo verso dodici anni. Ma mi si dirà, bisogna che sappia leggere, ne convengo: bisogna che sappia leggere quando la lettura li sia utile; fino a quel momento serve solo ad annoiarlo”.

Si fa un grande affare del cercare i migliori metodi d’imparare a leggere; s’inventa delle scrivanie, delle carte, si trasforma la camera del bambino in un atelier per stampare. Locke proponga ch’impara a leggere con dei dadi. Non è questa una invenzione ben trovata? Che pietà! Un mezzo più sicuro di tutto ciò , è quello che dimentichiamo sempre, il desiderio d’imparare. Date al bambino questo desiderio, lasciate lì le vostre scrivanie e i vostri dadi, ogni metodo che rispetta questo desiderio sarà buono per lui”.

Il fatto è che, ordinariamente, si ottiene sicuramente e velocemente ciò che non si ha fretta di ottenere. Sono quasi sicuro che Emile saprà perfettamente leggere e scrivere prima dei dieci anni, precisamente perché m’importa molto poco che sappia leggere prima di quindici”.

Bisogna sviluppare questo desiderio d’imparare e di comprendere: ”A cosa volete che pensa, quando pensate tutto per lui?”.

 

6. Esercitare il bambino ad essere autonomo ed auto-sufficiente.

“Esercitatelo molto presto ad essere auto-sufficiente, che non si abitua a ricorrere continuamente agli altri…(…).

Come è sempre in movimento, è forzato ad osservare, molte cose, di conoscere molti effetti, acquisisce molto presto una grande esperienza: prende le sue lezioni dalla natura e non dagli uomini, s’istruisce tanto meglio quanto non vede da nessuno parte l’intento d’istruirlo.”

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Rousseau consiglia: ”Giovane maestro, vi predico un arte difficile, quello di governare senza precetti, e di fare tutto senza fare nulla” (essere direttivo senza esserlo).

 

7. Una pedagogia dell’alterità: me stesso come l’altro (simile e diverso).

Troviamo in Rousseau una ‘pedagogia dell’eguaglianza’ cioè del riconoscimento dell’altro come un altro se stesso diverso da sé.

La cosa più difficile da imparare è il sentimento dell’eguaglianza cioè il fatto che l’altro diverso da me sente come me, funziona come me, prova le stesse emozioni che provo io.

Per Rousseau gli esseri umani sono eguali in natura e diversi in cultura: sono simili dal punto di vista dell’organizzazione biologica e psicologica ma si differenziano per il loro modo di esprimere sentimenti ed emozioni poiché sono filtrati dal contesto culturale e storico.

Solo partendo dal riconoscimento dell’altro dentro di sé si può incontrare e riconoscere l’altro nella sua  differenza. Rousseau sviluppa questa teoria dell’eguaglianza nelle “Confessioni”, nell’Emilio, nel Contratto sociale e nel Discorso dell’origine della diseguaglianza tra gli uomini.

 

Fonte è QUI 7-LEZIONI-PEDAGOGICHE-DI-ROUSSEAU.doc (55 download)

 

RISORSE CONSIGLIATE PER TE 12 COSE DA NON FARE PER EDUCARE TUO FIGLIO.

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Buon lavoro. 7 LEZIONI PEDAGOGICHE DI JEAN-JACQUES ROUSSEAU

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